01 Novembre 2019

Parole, parole, parole

Rubrica Comunicazione Consapevole

Michele Cassetta

Il Primo Assioma della comunicazione, enunciato da Paul Watzlawick, afferma che “Non è possibile non comunicare”. Ogni comportamento ha una valenza co­municativa ed esprime un messaggio, il più delle volte inconsapevole.

Gli esseri umani entrano in relazione con il mondo esterno e con i propri simili utilizzando i canali di comunicazione a propria disposi­zione e il risultato delle interazioni dipende dal modo in cui questi vengono utilizzati:

  • il canale verbale rappresenta i conte­nuti che vengono espressi attraverso le parole;
  • il canale paraverbale rappresenta il modo in cui la voce supporta e sostie­ne un messaggio;
  • il canale non verbale rappresenta tutti i modi in cui il corpo e la sua posizione nello spazio trasferiscono un messaggio.

Lo psicologo Albert Merhabian condusse esperimenti che lo portarono ad attribuire a ognuno dei tre canali una percentuale di importanza nel trasferimento del messag­gio. I risultati fecero emergere i seguenti dati: canale verbale 7%; canale paraver­bale 38%; canale non verbale 55%.

Questo studio purtroppo è stato spesso banalizzato, e continua a esserlo, tanto che si è ancora costretti a sentire che il canale verbale, con il suo 7%, sia poco importante. È necessario ricordare che lo stesso Merhabian si rammaricò di come il suo esperimento fosse stato distorto e mal utilizzato da formatori di tutti i generi, che non si erano neppure presi il tempo di approfondire le modalità di verifica del risultato.

L’essenza del suo lavoro stava nell’evi­denziare che quando i canali non sono in sintonia tra loro prevale quello non verba­le. Ciò non significava che, in senso as­soluto, il canale verbale avesse così poca importanza. Infatti le parole rappresentano un fonda­mentale strumento per stabilire relazioni efficaci e soprattutto nel rapporto tra odontoiatra e paziente servono ad acqui­sire informazioni di qualità, trasfondere fi­ducia e creare alleanza terapeutica.

Sul canale verbale è più facile esercitare un controllo consapevole rispetto agli altri ca­nali, in quanto si può decidere in ogni mo­mento cosa dire e cosa no e attraverso le parole il paziente, se opportunamente gui­dato, descrive il suo mondo e le sue espe­rienze precedenti. Inoltre, utilizzando le pa­role l’odontoiatra è in grado di porre do­mande con lo scopo di comprendere me­glio i bisogni e le aspettative del paziente.

Le parole hanno un importante valore simbolico e vanno direttamente ad agire sul cervello, stimolando bersagli chimici che gli esseri umani hanno sviluppato nel corso della loro evoluzione, capaci di provocare reazioni che condizionano il rapporto odontoiatra-paziente.

Per continuare la lettura scaricare l'allegato.

doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.09.2019.08



 
 
 
 
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