Da una ricerca Key-Stone quasi il 50% degli italiani ha perso uno o più elementi dentali, il 24% non li ha ancora ripristinati, il 12% non intende farlo
Se la ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Göteborg ha evidenziato come l’edentulia ed il non ripristino della masticazione possa comportare anche una riduzione dell’aspettativa di vita, a tornare sulla necessità di sostituire gli elementi dentali nel più breve tempo possibile è la SIdP, nella sezione dedicata a denti e gengive sul sito Salute & Benessere dell’ANSA.
Partendo da una ricerca condotta da Key-Stone nel 2023, viene ricordato come ad un italiano adulto su due manca almeno un dente naturale, il 24% non lo ha ancora ripristinato con una protesi o impianto, percentuale che corrisponde ad almeno 12 milioni di italiani. “
Oltre al naturale progredire dell’edentulia all’aumentare dell’età, è il fattore culturale, connesso alla scolarizzazione e quindi al contesto sociale che maggiormente risulta correlato alla mancanza dei denti”, dice ad Odontoiatria33 Roberto Rosso, presidente Key-Stone. Le persone meno scolarizzate e di classi sociali più deboli presentano tassi di edentulia più elevata, probabilmente perché meno attenti alla prevenzione e con minori possibilità di effettuare quelle piccole cure necessarie che consentono di mantenere sano il dente, commenta Rosso.
La ricerca evidenza come più della metà del campione intervistato (54%) ha dichiarato di avere uno o più denti mancanti, in media quasi 7 (6,8) denti mancanti a persona, senza considerare i denti del giudizio. Se può essere “fisiologico” il dato che vede la fascia di età tra i 65-74 anni con in menda 10 denti mancanti, fa riflettere il 12% delle persone tra i20 ed i 34 anni a cui manca almeno un dente, in media 3 elementi. Rispetto al tasso di scolarizzazione solo il 30% delle persone con un alto titolo di studio ha perso uno o più denti contro il 67% di quelli con un basso titolo di studio.
“Il 47% di coloro a cui mancano tutti o alcuni denti –dice Rosso- dichiara di non aver ancora risolto la problematica con un ripristino protesico. Di questi, la metà mostra intenzione di voler risolvere il problema (circa 24%), mentre l’altra metà (circa 23%) parrebbe non aver intenzione di ripristino”.
Circa la metà di coloro che hanno perduto alcuni o tutti gli elementi dentali intendono sostituirli nel prossimo futuro. Sul campione totale, il 12% circa pensa di realizzare una protesi e un altro 12% pensa di lasciare la situazione così com’è (con un 50% degli attuali edentuli interessati al ripristino).
“Il reddito familiare è un fattore chiave nella successiva riabilitazione”, sottolinea Rosso.
Le persone con una fascia di reddito sotto i mille euro hanno un tasso di edentulia parziale o totale più alto (34%) ma anche quelli che più di altri dichiara di non voler ripristinare i denti mancanti, mentre solo il 9% di quelli con un reddito otre ai 3mila euro. “Ma oltre il fattore economico c’è anche un fattore culturale e spesso si associa alla mancanza di singoli elementi dentali un problema più estetico che funzionare”, commenta Rosso.
Francesco Azzola, professore a contratto in parodontologia all'Università degli studi di Milano ed esperto della SIdP, ricorda all’Agenzia ANSA come sia importante sostituire gli elementi persi non solo per motivi estetici o masticatori ma, anche, ma per preservare la salute degli elementi dentali rimasti.
Un aspetto da ricordare ai propri pazienti.
Il prof. Azzola, sempre all’ANSA, ricorda ai lettori i problemi causati dalla migrazione dei denti vicini se il dente caduto non viene subito rimpiazzato. "Lo spazio vuoto già dopo 3 mesi inizia a venir occupato da denti vicini, che si inclinano cambiando di posizione rendendoli a volte meno facili da pulire e rende eventuale ripristino più complesso”. E poi, evidenzia, ci sono tutte le complicanze dovute all’atrofia delle ossa alveolare.
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