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30 Maggio 2025

Il 37° Rapporto Italia 2025 dell’Eurispes, ecco i dati ‘’odontoiatrici’’

Gli italiani rinunciano alle cure odontoiatri per problemi economici ma anche per la mancanza di una cultura verso la salute orale non considerata al pari della salute generale

Nor. Mac.

eurispes

Il 37° Rapporto Italia 2025 dell’Eurispes offre come di consueto uno spaccato delle condizioni sociali ed economiche del Paese. Tra i numerosi temi analizzati, anche la salute orale e l’accesso alle cure degli italiani confermando come restino, per molti, un privilegio più che un diritto accessibile.
Da punto di vista odontoiatrico il Rapporto Eurispes conferma che curarsi i denti in Italia è ancora un lusso per troppi a causa dell’assenza di una risposta pubblica.  

La visita dal dentista: solo quando serve 

Il rapporto conferma per certi versi accentua, il trend emerso negli ultimi anni il 22,9% della popolazione non si reca mai dal dentista, mentre il 34,5% lo fa solo “in caso di necessità”. A conti fatti, oltre la metà degli italiani si rivolge al dentista esclusivamente quando costretta da un’emergenza o da un dolore acuto. Solo il 23,7% dichiara di sottoporsi a visite regolari, e appena il 13,6% afferma di andare dal dentista una volta all’anno. Ancora più ridotta la percentuale (5,3%) di chi si sottopone a controlli più volte all’anno Le difficoltà economiche la causa principale della rinuncia di cure Il principale ostacolo all’accesso alle cure odontoiatriche resta l’aspetto economico. Il 59,6% degli italiani afferma di non potersi permettere le cure dentistiche. Seguono altri fattori come la sfiducia nei confronti dei professionisti (15,3%) e l’idea di non averne bisogno (12,3%).

Quando Eurispes chiede agli italiani se abbiano dovuto rinunciare, nell’ultimo anno a cure dentistiche per motivi economici a rispondere “l’ho fatto” è il 28,2%, una percentuale superiore a quella di ogni altro servizio sanitario, più dei controlli medici e della prevenzione in generale (27,2%), trattamenti estetici (26,4%), delle visite specialistiche (22,3%), alle terapie mediche (18,1%) e perfino all’acquisto di farmaci (13,2%). Chi rinuncia alle cure per problemi economici sono, ovviamente, le categorie sociali più in difficoltà. Nei disoccupati alla ricerca di nuova occupazione, la percentuale sale al 32,9%, mentre tra i cassintegrati arriva al 57,1%. Anche le casalinghe (30,7%) e i pensionati (31%) riportano tassi elevati, mentre gli occupati si fermano al 26,7%.

Le disparità territoriali sono evidenti: al Sud e nelle Isole, dove i livelli di reddito sono più bassi, la rinuncia alle cure dentistiche tocca il 38,6%, contro il 27% del Nord-Ovest e il 20,9% del Nord-Est.    

Rateizzare per curarsi  

Di fronte ai costi proibitivi, molti italiani scelgono la strada della rateizzazione. Il 29,4% ha pagato a rate cure odontoiatriche nell’ultimo anno, questa è la voce più frequente tra le spese sanitarie rateizzate. E superando interventi estetici (14,2%) e persino spese legate a mobili (25,4%) o vacanze (23,7%). I beni per cui gli italiani utilizzano di più il credito al consumo sono gli elettrodomestici (44%), le autovetture o moto (42%), televisione e tecnologia (42%). La rateizzazione è una pratica comune soprattutto tra gli over 64 (34,9%), i 35-44enni (33%) e i 45-64enni (31,6%). Solo l’8,6% dei giovani tra 18 e 24 anni ha fatto ricorso a questa formula, a testimonianza forse anche di un minor accesso alle cure più complesse Complessivamente, oltre la metà degli italiani (53,4%) ha effettuato acquisti a rate nell’ultimo anno.  

Il principale problema è la mancanza di cultura verso la prevenzione

I dati mettono in luce non solo una questione economica, ma anche culturale. Il ricorso al dentista continua a essere percepito da molti come una scelta straordinaria e non come parte integrante della prevenzione sanitaria. Il dato che indica come le cure dentistiche siano tra le spese sanitarie a cui l’italiano rinuncia di più, poco sopra alla medicina estetica, può anche significare che per gli altri problemi di salute si cerca di trovare le risorse, per la visita dal dentista si può anche aspettare. 

Questa mentalità, combinata alla scarsa copertura pubblica delle cure odontoiatriche, rischia di generare un doppio danno: economico e sanitario.  


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