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22 Settembre 2016

Fondi integrativi, da AIO e Eurispes la fotografia. Delogu: utili se vengono concordati con la professione ed estesi a tutti


Il terzo pilastro della sanità pubblica -Fondi integratavi e assicurazioni- faticano ad assolvere alla funzione per cui erano stati ideati: integrare le prestazioni offerte dal SSN per dare una mano al cittadino a curarsi.

Per fare il punto sul tema AIO ha commissionato all'Istituto di ricerca Eurispes l'indagine "l'Assistenza Integrativa in Odontoiatria", i cui risultati sono stati presentati in anteprima oggi alla stampa, mentre l'indagine sarà disponibile a giorni. Dati che saranno poi analizzati "politicamente" il 2 dicembre all'Auditorium del Ministero della Salute durante l'annuale Congresso AIO.

Oggi i Fondi sono prevalentemente legati ai contratti di lavoro ed offrono prestazioni ridotte alle reali esigenze di salute orale dei cittadini hanno fatto notare gli esperti.

Dalla ricerca emerge che i Fondi integrativi aziendali sono prevalenti al Nord ma negli ultimi anni si è assistito a un boom dei fondi contrattuali. Nel Sud la quota di spesa pubblica e convenzionata è prevalente ed ammonta ad un sesto di quella del libero professionista. Nel Nord tra 2005 e 2013 è scesa da un ottavo a un nono di quella destinata all'odontoiatria privata. Nel Centro è poco più di un settimo. Nelle regioni dov'è forte la spesa "out of pocket" privata si evidenzia uno sviluppo maggiore dei Fondi integrativi.

Dall'indagine AIO-Eurispes e dalle interviste con gli operatori dei Fondi emergono aspetti importanti sull'offerta di prestazioni integrative: ruolo preponderante delle assicurazioni private nel gestire i conti, ricerca di tariffe low cost che spesso sono insufficienti a coprire i costi di una prestazione odontoiatrica di qualità.

Se la volontà originaria del Legislatore era promuovere sistemi di finanziamento alternativi per migliorare la salute dei cittadini favorendo la prevenzione e l'accesso alle cure, dicono da AIO, gli esiti sono deludenti.

AIO, ha ricordato il presidente Pierluigi Delogu (nella foto), guarda a queste forme di assistenza integrata con perplessità perché gestite con criteri assicurativi, gli stessi che - come insegna l'esperienza di altri paesi - si prestano a generare da una parte una selezione dei pazienti da assistere e, dall'altra, una selezione dei professionisti sulla base delle tariffe più basse e non sulla qualità del servizio.

Inoltre, dice Delogu, i fondi integrativi non dialogano sulle regole con i dentisti, che pure reclutano per coprire i bisogni di una popolazione "orfana" dell'assistenza SSN.

A preoccupare tra gli altri, il dato emerso dalla ricerca (vedi slide al fondo dell'articolo) che vede in aumento i convenzionamenti diretti preferiti dai gestori dei Fondi al convenzionamento indiretto.

Eurispes ha sentito i gestori dei fondi che affermano che il segmento ha ampi margini di crescita, ma sarebbe necessario fare un salto di qualità rispetto all'attuale situazione italiana, dove sono preponderanti i fondi contrattualizzati per particolari categorie di lavoratori o limitati come benefit integrativo ad alcuni contratti aziendali.

Gli operatori auspicano l'estensione della possibilità di iscriversi a forme di copertura sanitaria per tutti i lavoratori e in particolare autonomi e partite Iva. Ma chiedono un sistema di regole certe che possa far crescere di dimensione i fondi, e proporli ai professionisti e ai cittadini come utile opzione, in certi casi necessaria. Norme durature contribuirebbero ad abbattere la quota di offerta di servizi professionali "in nero", e a sviluppare dall'altra parte le prestazioni di prevenzione per la salute orale da parte dei fondi.

L'odontoiatria deve scommettere sul settore prevenzione, molto di più di adesso. Uno dei portavoce delle Casse intervistati (Sergio Ricci, responsabile back office Inarcassa) propone "un Fondo Unico Sanitario Integrativo (FUSI) del sistema SSN cui possano aderire facoltativamente fondi, casse, compagnie per creare un Network Sanitario Professionale (NSP) che offra a tutti i lavoratori l'intera gamma di servizi sanitari in regime convenzionale privilegiando l'assistenza diretta così da garantire un aumento della domanda intermediata a costi calmierati" con benefici per cittadini e professionisti.

"Simili proposte d'altro canto - commenta AIO - vanno naturalmente contemperate con l'esigenza di non creare un cartello al ribasso a discapito della sicurezza. E' proprio per questo centrale l'esigenza di creare un tavolo casse-sindacati dove si discuta su come garantire la qualità delle prestazioni e la libertà di scelta del luogo di cura e del professionista".

"La proposta AIO con il sostegno di questa indagine -dice Delogu- è intercettare i limiti dell'offerta di assistenza odontoiatrica integrativa e contribuire a governarli con percorsi sanitari a lunga scadenza volti ad assistere la maggior parte della popolazione".

AIO punta a un Piano Nazionale per l'Odontoiatria dove formalizzare priorità a partire dalla prevenzione in parte già indicate in passato, come l'intervento attivo dell'Odontoiatria privata nel trovare il sistema di offrire quanto lo Stato non garantisce - le sigillature dei denti del figli di famiglie indigenti - e quanto si dimentica di valorizzare nell'offerta della sanità integrativa, come ad esempio la prevenzione secondaria negli anziani, ma soprattutto la detrazione completa delle spese odontoiatriche per allagare l'accessibilità alle prestazioni odontoiatriche ad ampie fasce di popolazione.

A dicembre, durante il Congresso politico AIO avanzerà proposte concrete per governare il sistema.

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