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20 Luglio 2026

Le Scuole di Specializzazione non possono aspettare

Zizzo (SUSO): urge il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) per l’attivazione dei corsi


Zizzo

Le Scuole di Specializzazione di area sanitaria costituiscono un elemento essenziale del sistema universitario e del Servizio Sanitario Nazionale, in quanto assicurano la formazione di professionisti altamente qualificati, in possesso delle competenze specialistiche necessarie a garantire elevati livelli di qualità, sicurezza, appropriatezza ed efficacia delle prestazioni sanitarie, in conformità ai principi sanciti dall'articolo 32 della Costituzione.

La formazione specialistica è disciplinata dal decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni e integrazioni, nonché dal decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270, che individua nelle Scuole di Specializzazione il percorso istituzionale destinato all'acquisizione delle competenze professionali avanzate richieste per l'esercizio delle attività specialistiche. Tale impianto normativo trova ulteriore fondamento nella legge 30 dicembre 2010, n. 240, che attribuisce alle Università il compito di promuovere percorsi formativi di elevata qualificazione, strettamente integrati con la ricerca e con l'assistenza sanitaria. 

La formazione specialistica non riveste una funzione esclusivamente accademica, ma rappresenta uno strumento indispensabile per assicurare il ricambio generazionale delle professionalità sanitarie, la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e la continuità dell'assistenza ospedaliera e territoriale. Gli specializzandi costituiscono infatti una componente essenziale dell'organizzazione delle strutture assistenziali universitarie e ospedaliere. Nell'ambito della rete formativa essi partecipano, sotto la supervisione dei dirigenti specialisti e nel rispetto del progressivo grado di autonomia previsto dall'ordinamento, alle attività cliniche, diagnostiche, terapeutiche, chirurgiche, assistenziali e di guardia, concorrendo in maniera determinante al funzionamento dei reparti, delle sale operatorie, degli ambulatori specialistici e dei servizi ospedalieri.

L'esperienza maturata negli ultimi anni ha evidenziato come la presenza degli specializzandi rappresenti un fattore determinante per garantire la continuità assistenziale, la riduzione delle liste di attesa, l'efficienza organizzativa delle aziende sanitarie e ospedaliere e la sostenibilità dei livelli essenziali di assistenza (LEA). La carenza di specialisti, ormai documentata in numerosi settori sanitari, impone pertanto una programmazione della formazione specialistica coerente con il fabbisogno nazionale e regionale di personale sanitario.

In tale contesto, risulta non più procrastinabile l'attivazione delle Scuole di Specializzazione in Ortognatodonzia, Chirurgia Orale e Odontoiatria Pediatrica per l’anno accademico 2025-2026 poiché sono discipline caratterizzate da elevata complessità clinica e tecnologica e da un crescente fabbisogno assistenziale, sia nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale sia nel settore universitario.

L'assenza di tali percorsi determina un evidente squilibrio nell'offerta formativa nazionale, limita la possibilità di programmare adeguatamente il fabbisogno di specialisti e penalizza il sistema universitario italiano rispetto agli ordinamenti europei, nei quali tali percorsi risultano stabilmente inseriti nell'ambito della formazione specialistica odontoiatrica. 

Bene ha fatto il Presidente del Collegio dei Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche prof. Lorenzo Lo Muzio a richiedere con forza lo sblocco dei fondi attraverso il DPCM affinché si attivino i succitati corsi di specializzazione sia pur in un quadro normativo da rivedere in toto poiché è davvero anacronistico che le scuole di specializzazione odontoiatriche siano ancora oggi in area sanitaria non medica.

Occorre ribadire il principio della piena equiparazione ordinamentale dell'Odontoiatra al Medico Chirurgo nell'ambito delle professioni sanitarie, principio desumibile dall'evoluzione del quadro normativo nazionale ed europeo che ha progressivamente riconosciuto all'Odontoiatria una piena autonomia professionale, scientifica e accademica.L'istituzione del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e Protesi Dentaria, l'iscrizione all'Albo degli Odontoiatri istituito presso gli Ordini delle Professioni Sanitarie, nonché il recepimento della Direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, hanno definitivamente consolidato la figura dell'odontoiatra quale professionista sanitario abilitato all'esercizio di una professione regolamentata, dotata di autonomia diagnostica, terapeutica e riabilitativa.

Ne consegue che il sistema della formazione post-lauream deve garantire agli odontoiatri opportunità formative equivalenti a quelle riconosciute ai medici chirurghi, nel rispetto del principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione e del diritto alla tutela della salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione.

L'attuale limitatezza dell'offerta formativa specialistica in ambito odontoiatrico determina una disparità di trattamento non giustificata rispetto ai laureati in Medicina e Chirurgia, i quali possono accedere a un'articolata rete di Scuole di Specializzazione. Tale situazione non appare coerente con i principi di ragionevolezza, proporzionalità e buon andamento dell'azione amministrativa di cui all'articolo 97 della Costituzione, né con le esigenze di programmazione del fabbisogno di professionisti altamente qualificati del Servizio Sanitario Nazionale. 

Dott. Santi Zizzo: Segretario Nazionale SUSO

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