Introduzione
L’efficacia della terapia funzionale nella correzione delle II Classi è a oggi fortemente dibattuta. Una recente revisione sistematica sull’argomento ha preso in considerazione i lavori pubblicati tra il 1966 e il 2005 (1) e selezionando 22 articoli, è giunta alle seguenti conclusioni:
1) 2/3 dei campioni riportati nei 22 lavori presi in esame hannomostrato un allungamento supplementare, clinicamente significativo, della lunghezza complessiva della mandibola a seguito dell’applicazione di apparecchi funzionali;2) il grado di crescita supplementare della mandibola è apparso più significativo quando il trattamento con apparecchiature funzionali avviene durante il picco di crescita;
3) il trattamento con terapia funzionale è più efficace durante lo stadio prepuberale di maturazione scheletrica;
4) l’apparecchiatura di Herbst ha mostrato un’efficacia maggiore, seguita dal Twin-block.
A nostro parere, l’aspetto fondamentale per affrontare nei tempi e nei modi corretti un difetto di crescita cranio-facciale è proprio legato al carattere biologico dell’intervento che effettuiamo tramite l’ortodonzia funzionale e che si traduce nell’attivazione di processi di trasformazione cellulare nei siti di crescita attraverso interferenze meccaniche e ormonali. In altre parole, dobbiamo accettare il concetto che l’ortodonzia funzionale è semplicemente un’azione di “disturbo” all’interno di un meccanismo fisiologico geneticamente determinato. Affrontiamo innanzitutto il discorso genetico affermando che è ovvio che caratteristiche individuali determinano una risposta variabile sia all’azione degli ormoni della crescita sia agli stimolimeccanici che potremmo applicare con le nostre terapie (2).
A queste caratteristiche genetiche, identificate da Petrovic et al. (2, 3) con le 6 categorie auxologiche, corrispondono morfologie mascellari o mandibolari particolari. La risposta fisiologica di una mandibola all’azione degli ormoni della crescita è diversa da un individuo all’altro in funzione del proprio potenziale di crescita. Va da sé che anche la stimolazione meccanica esercitata da un apparecchio sarà in funzione di questa caratteristica genetica (4, 5). Ecco perché confrontare terapie ortodontiche in pazienti con potenziale auxologico geneticamente differente dà risultati fortemente contrastanti. Il secondo punto importante è che il meccanismo della crescita mandibolare può subire un potenziamento allorché i due fattori ormonale e meccanico si esplichino contemporaneamente. Da ciò si deduce che il momento della nostra osservazione è estremamente importante e, come si evince dalla revisione della letteratura, l’effetto dell’apparecchiatura è maggiore in fase prepuberale che non in altri periodi dello sviluppo.
Perciò preme sottolineare che gli aspetti fisiobiologici (6) e crono-biologici (7) nella valutazione di una terapia ortodontica funzionale non
possono essere trascurati.
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