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09 Maggio 2022

Organizzazione dello studio: una pletora di consigli

Ma quali quelli giusti si chiede il prof. Massimo Gagliani che rileva come un’attitudine organizzativa sia difficile anche da imparare

di Massimo Gagliani


L’attività libero professionale, specie nelle realtà gravate da enormi costi ineludibili – lo studio in una grande città è indubbiamente più caro rispetto a quello nel piccolo paese (grazie Monsieur Lapalisse) –, necessita di una calibrazione e di una verifica delle spese che appaiono un lavoro nel lavoro. A conferma di questo pullulano sul Web e non solo frotte di consiglieri che spiegano, in modi devo dire accattivanti, come gestire uno studio.  

Far arrivare i pazienti, “coccolarli”, termine abusatissimo che rende l’idea del rapporto quasi morboso che pare instaurarsi, trovare per loro ogni genere di optional, sono solo alcuni degli elementi che dovrebbero concorrere almeno a una parte della gestione che, se si arrestasse a questa fase, potrebbe già essere governabile. A questa si assommano, per contro, decine di altre incombenze che sono finanziarie, di rapporto con colleghi e/o personale dipendente, per giungere ai fornitori e loro assimilati.  

Una vita complicata, per non dire complicatissima, anche per i più svegli della categoria.  

Questo magma di norme e ruoli avviluppa il professionista e lo fa dormire poco la notte; quali le soluzioni? Sarei felice di trovarle per voi ma, come sempre, a un problema complesso corrisponde una risposta semplice: quella sbagliata. Non è mia, è di GB Shaw, uno che aveva capito come girava la vita prima di altri; infatti aveva scelto di scrivere e di non fare il dentista.  

Certamente il fare questa scelta oggi implica un’attitudine organizzativa che, o si impara sulla propria pelle, o deve essere sviluppata secondo sistemi di apprendimento e criteri decisionale che, sarà un parere personale, appaiono assai poco uniformi e riproducibili.  

Fors’anche per questo molti giovani preferiscono andare a lavorare “sotto padrone”, che tentare avventure ad altissimo rischio economico.  Un cambiamento radicale che lascia stupiti.

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