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11 Marzo 2016

Ddl Concorrenza. Per il presidente AIO Lombardia la mediazione è necessaria


Il Senato, nel decidere sul Ddl Concorrenza, sta affrontando un tema fondamentale per il tessuto sociale della nazione: possono diritti fondamentali dell'individuo, costituzionalmente tutelati (la salute e la difesa giuridica) essere lasciati totalmente nelle mani di soggetti a scopo di lucro, cioè società di capitali libere di agire al di fuori di quei principi etici che, assieme alle leggi, regolano lo svolgimento di aspetti così rilevanti della vita degli individui?

Sgombrando il campo da boutade sociali prive di valenza reale (se chiudessero le società commerciali ci sarebbero molti disoccupati. Ciò non è vero perché è la domanda che crea occupazione e la domanda sarebbe soddisfatta da altre realtà che necessiterebbero di maggiore personale e, quindi, assumerebbero) o di contrapposti interessi economici (legittimi) tra le parti coinvolte, ciò che rimane è l'essere umano, la persona malata che, quando ricorre alla prestazione di cure, non cerca di soddisfare un desiderio (più o meno futile), ma fa fronte ad una necessità, alla esigenza effettiva di ristabilire la propria salute o, addirittura, di salvaguardare la propria stessa vita.

I risvolti negativi di assimilare, banalizzando il problema, la sanità ad un mercato, sic simpliciter, sono realtà di cronaca attuale che hanno visto interventi della magistratura con arresti di manager della sanità privata (in Spagna, per riciclaggio) e della sanità pubblica (in Lombardia); tali fatti sono tra loro collegati da un unico filo rosso: la ricerca del profitto al di sopra dell'interesse del malato.

Sulla centralità dell'etica dei comportamenti, in un campo così importante come la sanità che dovrebbe vedere l'essere umano al centro, come già richiamato nell'apprezzata comunicazione del Presidente CAO Giuseppe Renzo, è intervenuto anche il Santo Padre che, nell'incontro di domenica con la Pontificia Accademia della vita, ha detto "Nel campo della medicina oggi sono molte le istituzioni impegnate nel servizio alla vita, a titolo di ricerca o di assistenza; esse promuovono non solo azioni buone, ma anche la passione per il bene. Ma ci sono anche tante strutture preoccupate più dell'interesse economico che del bene comune"

E ancora....in questo campo "la scelta del bene coinvolge e impegna tutta la persona; non è una questione 'cosmetica', un abbellimento esteriore, che non porterebbe frutto: si tratta di sradicare dal cuore i desideri disonesti e di cercare il bene con sincerita'".

Per Francesco, "nell'ambito dell'etica della vita le pur necessarie norme, che sanciscono il rispetto delle persone, da sole non bastano a realizzare pienamente il bene dell'uomo". Mentre "sono le virtù di chi opera nella promozione della vita l'ultima garanzia che il bene verra' realmente rispettato".

Quindi tocca al Senato l'alto compito di trovare una sintesi che però sia rispettosa del principio del primato dell'etica dei comportamenti e di giungere quindi all'obiettivo che tutti i soggetti coinvolti nell'erogazione delle cure (ovvia eccezione per gli ospedali/case di cura e le ASL) siano sottoposti al controllo etico dei loro comportamenti per tramite del prerequisito all'esercizio determinato dall'iscrizione all'Ordine, ente ausiliario dello Stato, che fonda la sua azione nell'affermare il primato della deontologia nello svolgimento della professione.

La Sanità non può essere considerata puro mercato e l'entrata dei capitali all'interno della stessa non devono stravolgere il suo spirito e mandato umano e, quindi, tale apporti non possono e non devono essere prevalenti sull'aspetto professionale da cui la giusta richiesta che il controllo delle società sia nelle mani di chi opera nella promozione della vita, essendo questa l'ultima garanzia che il bene verrà realmente rispettato.

Alessandro Staffelli Presidente AIO Lombardia

 
 

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