Il prof. Nuzzolese propone le autopsie orali per l'identificazione delle vittime dei migranti. La raccolta delle informazioni dentali potrebbero anche contribuire all’identificazione dei vivi
Si celebra oggi 3 ottobre la Giornata Nazionale delle Vittime dell'Immigrazione, in ricordo delle 359 vittime della nave che trasportava migranti dalla Libia in Italia che 6 anni fa affondò nel mare Mediterraneo.
“Le migliaia di migranti che muoiono nel tentativo di raggiungere l'Europa meritano gli stessi sforzi impiegati nelle operazioni di identificazione delle vittime di catastrofi”, dice ad Odontoiatria33 il prof. Emilio Nuzzolese (nella foto durante le operazioni di identificazione delle 26 vittime Nigeriane, 8 Novembre 2017, Salerno), odontologo forense dell’Università di Torino impegnato sul campo nell’identificazione delle Vittime di Disastri (DVI) e presidente di un'organizzazione internazionale non-profit chiamata “AFOHR Odontologia Forense per i Diritti Umani”, il cui obiettivo principale è la promozione della odontologia forense umanitaria e migliori pratiche nell'identificazione umana e stima dell'età.
"I morti hanno il diritto di essere identificati e le famiglie di conoscere il destino dei loro cari. Restituire un nome e un'identità a resti umani non identificati è una questione di diritti umani". Il prof. Nuzzolese, attraverso la Commissione per le petizioni dell'Unione Europea, sollecita da anni anche l’aggiornamento della Raccomandazione UE 3 (99) in tema di autopsie medico-legali, che è stata licenziata nel 1999 e non tiene conto dell'evoluzione tecnologica proprio dell'odontologia forense. Dal 2012, sta conducendo battaglia per promuovere l'importanza di eseguire sistematicamente una completa autopsia orale, e non già il semplice esame dentale, su tutte le vittime del flusso migratorio, nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo per raggiungere l'Europa.
L'odontoiatria non è inclusa nella valutazione generale della salute dei migranti che entrano in Europa, sebbene, nell’esperienza personale del prof. Nuzzolese presso il C.A.R.A. di Bari-Palese, le cure dentistiche spesso sembrano essere richieste dai migranti, anche a seconda della durata del loro soggiorno presso i centri di accoglienza.
“Ad oggi –dice- a causa delle sfide logistiche e dei vari attori coinvolti, le norme applicate nell'esame forense e nella raccolta post mortem delle vittime della migrazione non sono sufficienti a soddisfare i criteri di qualità di base per la gestione dei cadaveri. Attualmente l'identificazione visiva è, infatti, il metodo più comunemente utilizzato per identificare i migranti morti, nonostante gli enormi limiti oltre la necessità di avere la presenza di almeno un membro della famiglia del migrante deceduto, che, ovviamente, nella maggior parte dei casi, non è disponibile”.Il "Progetto Missing Migrants" stima 17.124 migranti morti e dispersi dal 2014.
“E’ necessario –continua il prof. Nuzzolese- che i governi riconoscano che il processo di identificazione personale dovrebbe rispettare gli standard DVI, indipendentemente dal tipo e dalla causa dell'incidente, poiché una disparità di trattamento tra le vittime non può più essere concepibile. Un naufragio deve essere considerato equivalente ad un disastro di massa. Inoltre, sarebbe auspicabile anche l’integrazione dell'odontoiatria e della radiologia dentale nelle valutazioni della salute generale di tutti i migranti, emulando il modello di idoneità dentale suggerito per il personale militare dalla procedura NATO STANAG2465”.
“La raccolta delle informazioni dentali potrebbero così contribuire anche alla identificazione di coloro che tentano di superare i confini utilizzando un alias o impronte digitali incomplete o alterate”, suggerisce.
Nuzzolese conclude evidenziando come il problema sia di volontà e non economico visto che, ricorda, nell’ottobre 2013 per recuperare quelle 359 vittime della nave che trasportava migranti dalla Libia in Italia il Governo italiano versò 9,5 milioni di euro per recuperare la nave affondata e trasportare i resti umani.
“Questo –dice- conferma come non sia un problema di risorse, bensì la necessità di individuare una soluzione strutturata volta alla creazione di una rete nazionale e internazionale di esperti nella DVI, al fine di rafforzare il coordinamento tra tutte le squadre identificative dei Stati membri dell'UE, anche attraverso la costituzione di un team per l’identificazione personale di tutti i ‘corpi senza nome’”.
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