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15 Maggio 2025

La corretta informazione in tema di salute: aggiornata la Carta di Torino

Ordine dei giornalisti ed Ordine dei medici ed odontoiatri aggiornano le linee guida per una corretta informazione in ambito sanitario. Ecco le indicazioni ed i consigli

Norberto Maccagno

Giornalisti TorinoDa Sx: Stefano Tallia; Giugo Giustetto

La cattiva informazione e la disinformazione fanno male anche alla salute dei cittadini. La pandemia ed il covid hanno probabilmente segnato l’apice dei danni creati (che ancora oggi notiamo). A 5 anni dalla pandemia, l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Torino e l’Ordine dei giornalisti del Piemonte hanno aggiornato della Carta di Torino.   

L'obiettivo principale della Carta di Torino è fornire linee guida per un'informazione in ambito sanitaria corretta, scientificamente valida e rispettosa dei diritti delle persone. La carta, elaborata dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte con l’OMCeO di Torino, era nata nel nata nel 2001 e rinnovata nel 2008.   "Con l’Ordine dei medici abbiamo fatto un lavoro di stesura andando a ritoccare la Carta già esistente poiché negli ultimi anni molte cose sono cambiate in questo ambito”, ha sottolineato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte Stefano Tallia durante l’evento di presentazione organizzato al Circolo della Stampa di Torino. “È dal 2020, con l’avvento della pandemia, che abbiamo scoperto quanto un’informazione documentata su basi scientifiche sia fondamentale per il funzionamento democratico della società", ha ricordato Tallia.   "Come Ordine dei medici e degli odontoiatri abbiamo sempre avuto una particolare attenzione alla comunicazione di notizie su aspetti scientifici della medicina”, ha ricordato il presidente OMCeO Torino Guido Giustetto aggiungendo: “una delle nostre priorità è garantire che l'informazione sia sempre corretta e basata su evidenze scientifiche".   

Come si deve comportare il medico intervistato dal giornalista su temi legati alla salute?   

Il presidente Giustetto ricorda come durante la pandemia, il dover comunicare a tutti i costi abbia messo in secondo piano il dovere deontologico del medico di parlare di quello che sa, di quello che ha studiato e da parte di giornalisti la difficoltà di capire di chi si andava ad intervistare. Molto spesso virologi, infettivologi, microbiologi ed altre professionalità sono state messe sullo stesso piano, non si è spiegato gli ambiti di competenza, ha ricordato Giustetto e soprattutto “noi medici non siamo stati capaci a comunicare l’incertezza, il dubbio, ad attenerci alle evidenze scientifiche”. “Se in quel periodo fossimo stati capaci a comunicare questo –ha detto Giustetto- forse alcune posizioni molto rigide sui vaccini si sarebbero evitate, avremmo in qualche modo aiutato le persone a capire meglio”.   “La pandemia – ha ricordato Roberto Frediani uno dei componenti della Commissione della dell’OMCeO che ha seguito la stesure della Carta– ha acuito alcune criticità della disinformazione, della diffusione di comunicazioni fuorvianti, confondendo il cittadino sulla comprensione di cosa fosse giusto fare per la propria salute e la salute della comunità, evidenziando i danni di una informazione fuorviante che viene diffusa senza un’esplicita intenzione e una informazione falsa, diffusa con l’intenzione di ingannare”. “La disinformazione –ha sottolineato-  si diffonde sempre più velocemente, incidendo sulla salute di tutti noi”.    

Come deve comportarsi il medico intervistato dal giornalista su temi riguardanti la salute?    

Lo abbiamo chiesto a margine della presentazione della Carta di Torino a Gabriele Beccaria, caporedattore dell'Hub Salute del Gruppo Gedi e responsabile di "TuttoScienze", supplemento di divulgazione scientifica del quotidiano La Stampa. “Credo sia fondamentale per il medico prendersi il tempo di approfondire la notizia prima di rilasciare dichiarazioni”, dice. “Spesso un giornalista chiama perché ha letto uno studio o ha ricevuto una notizia, ma il medico serio deve dire: ‘Aspetti un attimo, voglio controllare bene di cosa si tratta’. Poi, quando si parla di nuove scoperte, bisogna chiarire in che fase si trovano e quanto tempo potrebbe passare prima che abbiano un impatto concreto. Non dobbiamo illudere le persone”. Sulla questione del riuscire a comunicare l’incertezza della scienza e il suo continuo mettersi in discussione, Beccaria dice: “Va spiegato che la medicina non è una scienza esatta, ma proprio per questo funziona: evolve, si mette continuamente in discussione. Non bisogna vergognarsi di non dare certezze non vergognarsi di dire: ‘Oggi il miglior protocollo che abbiamo è questo, ma la ricerca va avanti’. Si deve aiutare a creare fiducia nel lettore non confusione. Bisogna trovare il giusto equilibrio: essere chiari senza dare false sicurezze”. Altro consiglio che Beccaria si sente di dare al medico è informarsi dove sarà pubblicata o trasmessa l’intervista, l’articolo, per capire a chi si sta parlando. “Parlare a un bambino a un adulto o a una persona fragile richiede sensibilità diverse”, chiarisce. “Non basta avere il profilo genetico di un paziente, serve anche un profilo psicologico. E quando si comunica al pubblico, dobbiamo ricordare che non parliamo a un singolo, ma a una collettività, spesso con bisogni e sensibilità differenti”.  

Infine la ricerca del sensazionalismo, del titolo da parte del giornalista.  

“Bisogna resistere alla tentazione di cercare il ‘titolo’ a tutti i costi”, diche Beccaria. “Creare un bisogno di salute inutile può fare danni enormi. Dobbiamo essere onesti sui limiti delle scoperte e spiegare che le cure non sono sempre universali: oggi si lavora su trattamenti personalizzati, mirati su determinati profili genetici. Essere chiari su questi aspetti aiuta a costruire un rapporto di fiducia con chi legge o ascolta”.  

C’è poi il rischio che l’articolo, l’intervista inneschi un bisogno di salute nel lettore che, se si parla di prevenzione e corretti stili di vita, è indubbiamente un risultato positivo, ma cosa succede quando si tratta di medicina estetica, odontoiatria, l’uso di farmaci da banco, esami clinici non giustificati?  

“Certo, il rischio esiste, ed è per questo che bisogna mantenere un confine chiaro tra informazione e promozione”, ci dice Stefano Tallia presidente dell’Ordine di Giornalisti di Torino. “Il medico non deve essere un veicolo pubblicitario e il giornalista deve vigilare su questo aspetto. L’informazione deve sempre orientarsi su raccomandazioni generali e su fonti autorevoli, spiegando che l’unico riferimento per le scelte di salute deve essere il medico curante, non la pubblicità o una ricerca su internet”. 

“Per entrambi, medico e giornalista, ci deve poi essere la questione deontologica. Il giornalista deve saper distinguere tra informazione e promozione, ma la responsabilità delle dichiarazioni resta in capo al medico. Non spetta al giornalista stabilire se un medico ha sconfinato nella pubblicità: questo compito spetta all’Ordine dei Medici. Il nostro compito, invece, è garantire che l’informazione sia corretta, equilibrata e rispettosa delle regole deontologiche”. 

A questo link potete scaricare la carta di Torino.


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