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17 Marzo 2015

Decreto che depenalizza i reati lievi. La preoccupazione di ANDI ed AIO


Se da una parte i rappresentati della altre professioni sembrano, prima di commentare, aspettare di vedere i primi pronunciamenti presi secondo il nuovo articolo 131 del c.p.  che depenalizza una serie di reati, tra cui il 348, il settore dentale sale sulle barricate e rivendica un intervento da parte della politica per rimediare.
Abbiamo chiesto un parere al presidente ANDI ed AIO.

Gianfranco Prada: Presidente nazionale ANDI

Una norma pericolosa che rischia di chiudere senza neppure attivarli molti processi contro abusivi e prestanome.
La norma demanda ai Giudici di giudicare il singolo caso archiviando o meno il procedimento e questo rischia, nei casi in cui non vi sia il coinvolgimento da parte dei pazienti, di vedere la non punibilità di molte denuncie per esercizio abusivo della professione. Come ANDI torneremo ad incalzare la Commissione Giustizia della Camera chiedendo di licenziare al più presto il provvedimento che prevede pene più elevate e la confisca dei beni in modo che la Camera possa approvarlo in tempi brevissimi. Come ANDI sottoscriviamo quanto inviato dalla CAO Nazionale al Ministro Orlando e faremo di tutto per cercare di evitare che la lotta all'abusivismo, già difficile, diventi ancora più complicata.

Pierluigi Delogu: presidente Nazionale AIO

L'approvazione del decreto che depenalizza alcuni reati, considerati lievi, e tra cui potrebbero rientrare i reati di esercizio abusivo di una professione è l'ennesima dimostrazione che viviamo in uno stato che viaggia a due velocità e dove contingenze politiche e bisogno di riequilibrio sociale e certezza nelle regole sono distanti come lo è "Alpha Centauri" dalla Terra.
Certo questo è scoraggiante e non ci sono parole per definire la profonda delusione nelle istituzioni politiche che ne deriva, ma ci pone a riflettere su quante energie si sono profuse sul progetto di inasprimento delle pene per esercizio abusivo che ora in un attimo possono venire interamente vanificate. Questa riflessione ci deve portare a vedere il problema e la sua soluzione al nostro interno e cercare di governare un sistema professionale che in modo autonomo tenti di trovare la strada per eliminare una piaga che è quasi esclusivo appannaggio dell'Italia. Guardiamo nello specchio della nostra professione e individuiamo da soli i "bachi" che favoriscono questo fenomeno e cerchiamo di trovare la cura. Non ci illudiamo che qualcun altro al di fuori ci aiuti o trovi per noi le soluzioni.

 
 
 
 

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