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03 Febbraio 2016

Emendamenti al Ddl concorrenza sulle società odontoiatriche. ANDI chiede aiuto alle Associazioni dei consumatori


Dopo aver subito gli attacchi della stampa che l'accusava di voler contrastare, attraverso gli emendamenti presentati al Ddl concorrenza, le liberalizzazione e tutelare i dentisti liberi professionisti dalla concorrenza delle catene odontoiatriche, ANDI scrive alle Associazioni dei consumatori per chiedere di appoggiare la loro iniziativa che punta a tutelare i cittadini.

"Sono a chiedervi un sostegno verso la nostra battaglia che punta ad estendere i diritti dei pazienti che si rivolgono ai dentisti liberi professionisti anche a quelli che scelgono le "Catene odontoiatriche" organizzate in società di capitale", scrive il Presidente Gianfranco Prada (nella foto) alle principali Associazioni dei Consumatori Italiane.

Per il presidente ANDI non si tratta di una battaglia contro le Catene ma per estendere i diritti che i pazienti degli studi odontoiatrici privati hanno anche a quelli che si rivolgono ai centri odontoiatrici organizzati in società di capitale.

O se volgiamo vederla da un altro punto di vista: applicare gli stessi obblighi deontologici e di responsabilità civile che i dentisti liberi professionisti devono rispettare anche alle società che gestiscono i centri odontoiatrici.

Questi alcuni esempi indicati dal presidente Prada nello scritto.

"In caso di danno se il paziente si è rivolto ad uno studio professionale gestito da un dentista iscritto all'albo può ottenere il risarcimento di quanto subito anche 10 anni dopo che questo ha chiuso lo studio. Il professionista risponde con il suo patrimonio personale. In caso di chiusura della società proprietaria del Centro odontoiatrico, come già successo, i pazienti vengono lasciati con le cure da terminare ed, in caso di contenzioso, la società risponde solamente per il capitale sociale versato: spesso poche migliaia di euro".

"Altro problema le cure odontoiatriche mal eseguite, che a differenza della maggior parte delle altre cure mediche, si manifestano solo dopo alcuni anni". Quindi il rischio è quello di non trovare più la struttura e chi le ha eseguite per aprire il contenzioso.

Altro esempio di tutele diverse dei cittadini a seconda dello studio dentistico a cui si rivolgono, riportato dal presidente Prada, riguarda la pubblicità sanitaria. "Il dentista tradizionale deve rispettare le regole imposte e sottostare alla vigilanza affidata per legge all'Ordine professionale, le società no, in quanto spesso non pubblicizzano il singolo studio ma il marchio, il brand. Tipico esempio è quello delle tariffe indicate nei messaggi pubblicitari per "prestazioni civetta" o degli sconti praticati oppure dei "miracolosi" vantaggi di alcune terapie pubblicizzate. Contro queste pubblicità ingannevoli nessuno può opporsi".

Per perseguire l'obiettivo di tutelare i cittadini, conclude Prada rivolgendosi alle Associazioni dei consumatori, "vi chiediamo di sostenere questi emendamenti che certamente possono essere migliorati mantenendo, però, fermo il principio che li ha ispirati: fare in modo che i pazienti, sia che si rivolgano ad un dentista tradizionale sia ad un centro odontoiatrico, abbiano le stesse garanzie, siano tutelati allo stesso modo, abbiano gli stessi diritti".

A questo link il testo integrale della nota inviata da ANDI alle Associazioni dei consumatori

 
 

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