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19 Settembre 2017

Sospensione direttore sanitario. Renzo (CAO) non è l'inizio di una guerra ma la tutela della legalità, le società di capitali andrebbero chiuse e sospese le autorizzazioni


Nel primo DiDomenica dopo le vacanze estive avevamo ipotizzato che la battaglia tra libera professioni e catene potesse avere una coda giudiziaria. E le prime conferme sembrano essere arrivate dai provvedimenti attivati dalla CAO di Roma nei confronti del direttore sanitario delle strutture legate al Marchio che ha promosso la pubblicità dell'impianto ad un euro.

E' cominciata quindi la guerra tra ordini e società odontoiatriche? Lo abbiamo chiesto al presidente nazionale CAO Giuseppe Renzo.

Nessuna guerra e nulla di nuovo. Da tempo sollecito le CAO provinciali a vigilare sull'opera dei direttori sanitari e sui messaggi pubblicitari con circolari ed interventi. Anche gli ultimi casi (impianto ad un euro e dentiera in prova) sono stati segnalati da comunicazioni della CAO Nazionale e da richieste di intervento all'AGCM ed alle diverse istituzioni interessate. Alla CAO di Roma va certamente il nostro plauso, come va il plauso a tutte le CAO provinciali che, con eguale correttezza svolgono, con altrettanto impegno il proprio dovere. La CAO Nazionale non ha poteri sanzionatori e di intervento, se non sui componenti delle CAO provinciali, il suo compito è di indirizzo e, se richiesto, di supporto.

Prendendo il caso della pubblicità dell'impianto alla fine a pagare sarà probabilmente solo il direttore sanitario. Per AGCM la clinica non era sanzionatile invece il direttore sanitario è stato sanzionato. Le sembra giusto?

La responsabilità personale del professionista è del tutto evidente, ma l'emergere di casi di questo genere pone la questione in un ambito che abbiamo da subito evidenziato: il professionista deve garantire le cure, attraverso il rapporto diretto medico paziente, la sicurezza delle stesse e la qualità. La società di capitali, che non viene ritenuta responsabile in ambito sanitario nonostante impatti pesantemente nei processi assistenziali, conferma le nostre legittime paure: il capitale, pesantemente condizionante, non si tocca. Le strutture di capitali (non sono cliniche) andrebbero chiuse e sospese le autorizzazioni dagli organismi deputati; in questi casi compete alle regioni.
Invece, si cambia una foglia di fico con un'altra e via così.
Nessuno mi convincerà che questo sistema potrà sostituire in meglio la rete di assistenza libero professionale che responsabilmente garantisce da sempre la salute dei pazienti.
Confermata di fatto la tesi di chi come noi ha affermato da subito che l'assistenza medico odontoiatrica veniva "spostata" dall' abilitato all'esercizio alle società di capitali.
Mi lasci dire con una punta di amarezza: in queste battaglie in pochi ci mettiamo la faccia mentre, i soliti noti, soprattutto in questi tempidi rinnovi elettorali delle rappresentanze, stanno a guardare e non si sporcano le mani per poter dire solo a posteriori , se ci fossi stato io ....

Il Ddl Concorrenza impone al direttore sanitario un solo incarico, ma chi dovrà controllare? Il presidente ANDI ci ha anticipato che chiederà al Ministero di introdurre l'obbligo di segnalazione all'Ordine l'incarico ed il nome della struttura dove lo si svolgerà. Appoggia la richiesta?

Si , fermamente e in modo convinto. Da sempre e in tutte le occasioni o tavoli di lavoro abbiamo fatto presente quanto materialmente necessari siano i controlli seri. Chi altri può vigilare sulla tutela e il diritto alla salute delle persone attraverso il controllo dell'esercizio professionale se non l'Ordine?

Lei sostiene che l'ingresso del capitale nella gestione degli studi comporta rischi ai pazienti, però a curare quelle persone sono solo dentisti iscritti all'Ordine. Se è vero che scendono a compromessi è anche colpa loro così come a compromessi commerciali potrebbe scendere un dentista libero professionista.

Non può e non è mai sfuggito il nesso tra comportamenti individuali e conseguenze derivate. La generalizzazione non serve mai e contestualmente apparedel tutto evidente che chi investe capitali lo fa per generare profitto. I piani terapeutici, mi domando ed ho una mia risposta, possono essere piegati a tale interesse e rispettare diversamente l'obiettivo della qualità che prevede una serie di obblighi (sicurezza, tempi adeguati , materiali certificati ecc)?

Tutto ciò, inevitabilmente, coinvolge il professionista che esercita autonomamente o in strutture di capitali o altre forme associate.

Sia chiaro il concetto: nessuna struttura in nessun campo imprenditoriale può operare senza i prestatori d'opera. I professionisti devono essere tutelati (gli interessi legittimi competono alle organizzazioni di categoria), ma gli stessi professionisti devono prestare attenzione ai contratti che firmano.

Dopo l'approvazione del Ddl Concorrenza ha annunciato un possibile ricorso per incostituzionalità. Avete deciso come e se procedere?

Si. Come preannunciato, la FNOMCeO ha deciso di affidare ad esperti di diritto costituzionale di chiara fama la valutazione del percorso. Nei prossimi giorni informeremo la stampa ed anche Odontoiatria33 sulle azioni, ad oggi non posso anticiparle altro.

Norberto Maccagno

 
 

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