"La Legge sulla Concorrenza, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 agosto, presenta gravi elementi di incostituzionalità, che però non possono essere contestati direttamente dalla FNOMCeO: pertanto, proponiamo di conferire a eminenti giuristi un incarico per indicarci le corrette ed efficaci procedure da seguire".
Ad affermarlo, di fronte al Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) riunito in queste ore a Roma, è stato il presidente della Commissione Albo Odontoiatri Giuseppe Renzo, in quanto "rappresentante della Professione e dei Professionisti". Lo ha fatto dopo aver motivato, nero su bianco, le sue convinzioni in una lettera inviata ieri al presidente della FNOMCeO, Roberta Chersevani, e a tutti i componenti del Comitato Centrale, che all'unanimità hanno raccolto l'appello.
"La recente riforma -scrive Renzo- tende, in concreto, a favorire il mercato dei profitti a vantaggio delle corporazioni economiche, senza alcuna diretta salvaguardia degli operatori sanitari e dei destinatari delle cure che dovranno accontentarsi o soccombere, con palese subordinazione all'aspetto economico anziché al contrapposto interesse primario alla tutela della salute".
Queste le criticità avanzate dal presidente CAO:
1) Assenza di un limite predeterminato di capitale rispetto all'apporto personale dei professionisti. Al riguardo va sottolineato che il legislatore, con la legge n.183/2011, ha introdotto la figura delle società tra professionisti, preoccupandosi però di regolamentare i rapporti di equilibrio tra l'elemento professionale e il capitale. La norma ha infatti previsto l'ammissione di soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche o per finalità di investimento, fermo restando che la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare quantomeno la maggioranza di due terzi, pena lo scioglimento della società e la cancellazione di questa dall'albo presso il consiglio dell'ordine di iscrizione. La novella in esame ha sovvertito il rapporto di equilibrio posto che la maggioranza ben può essere rappresentata dal capitale investito, e quindi dal sistema puramente commerciale, rispetto all'apporto professionale, con evidente minimizzazione della figura prioritaria nello svolgimento del servizio odontoiatrico. V'è pure da considerare che, contrariamente a quanto previsto per le società di odontoiatria, per le altre categorie professionali è stato, invece, mantenuto il limite di incidenza del capitale, salvaguardando così la dignità dell'attività intellettuale.
2) Assenza del controllo ordinistico sull'attività della società di capitale posto che nei confronti di questa non è neanche ipotizzabile l'avvio di un procedimento disciplinare per le violazioni di carattere deontologico e per il non corretto esercizio della professione, con una evidente disparità di trattamento rispetto alle società tra i professionisti che invece sottostanno al controllo disciplinare dell'Ordine nella cui sezione di albo risultano essere iscritte.
3) Compromissione della tutela della salute del cittadino rimanendo l'opera professionale subordinata alla prevalenza dell'interesse economico dal momento che il fine dell'utile determinerebbe la ricerca del massimo profitto a discapito dell'appropriatezza delle cure. La salute dei cittadini verrebbe, quindi, travolta dalla logica commerciale e imprenditoriale con imputazione della prestazione alla società che subentra nel contratto di cura che lega il professionista al paziente.
4) Rivoluzione nel sistema normativo, così come individuato per le attività professionali intellettuali dal codice civile e dal codice penale, venendo meno quei principi cardini che condizionano l'esercizio di una professione al conseguimento della laurea, al superamento dell'esame di stato, all'iscrizione all'albo professionale e alla responsabilità penale che colpisce coloro che svolgono un'attività intellettuale in assenza degli anzidetti requisiti.
"Dobbiamo vedere - ha detto durante il suo intervento al comitato Centrale il presidente Renzo - se le nostre sono ancora professioni protette in quanto poste a garanzia del diritto costituzionale della tutela della Salute o se ne siamo usciti a nostra insaputa, coperti dal silenzio assordante dei Ministeri vigilanti".
"Questo percorso - ha concluso - ha messo in atto non solo una struttura di prestazioni e servizi ma una vera e propria rete di assistenza posando solo sulla forza economica: cosa succederà quando le ragioni del profitto si scontreranno con il bene del paziente? Il capitale guarda, come è sua natura, a massimizzare l'utile, noi guardiamo, come è nostra vocazione prima ancora che compito, alla tutela della salute e alla relazione di cura".
"Anche la professione medica non è al riparo da questa deriva - ha aggiunto il Vicepresidente della FNOMCeO, Maurizio Scassola. - L'onda gigante del capitale sta in molte Regioni spazzando via poliambulatori, studi privati, laboratori. Dobbiamo alzare la testa e allearci con i cittadini".
"Sono stati i cittadini stessi, le associazioni di consumatori e di pazienti, a capire e supportare la nostra battaglia - ha concordato Renzo -. Il pericolo è avvertito anche da quella che doveva essere la nostra controparte, e che non si sente tutelata, ma bensì minacciata, da questa legge".
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