Può la ricerca scientifica affrontare il problema della carie “alla radice”, al punto di impedire alla placca di attaccarsi alla superficie dentale? Questo è ciò che alcuni ricercatori olandesi stanno tentando di fare: indagando i meccanismi di adesione della placca hanno scoperto che questi avvengono grazie alla presenza dell’enzima glucansucrasi. Secondo gli stessi ricercatori gli sviluppi futuri di questa scoperta potranno essere davvero interessanti perché, quando saranno individuati inibitori specifici per questo enzima, questi potranno essere addizionati a prodotti per l’igiene orale e ai cibi rendendoli così realmente “anticarie”.
Lo studio, che sta per essere pubblicato su Proceedings of National Academy of Sciences, è stato basato sull’utilizzo della cristallografia servita per analizzare la struttura tridimensionale dell’enzima glucansucrasi ottenuto dal batterio Lactobacillus reuteri. “La novità della ricerca risiede innanzitutto nel successo della tecnica di analisi, poiché per la prima volta siamo riusciti a cristallizzare la struttura dell’enzima in modo da poterne capire il funzionamento” afferma Bauke W. Dijkstra, docente presso il Laboratorio chimica biofisica dell’Università di Groningen, in Olanda. “In questo modo abbiamo potuto osservare che l’enzima scinde gli zuccheri contenuti nel cibo e, con le molecole di glucosio ottenute, forma lunghe catene in grado di aderire alla superficie dentale e formare la placca”.
Il meccanismo che consente alla placca di aderire ai denti è dunque semplice, ma la sua inibizione non lo è altrettanto: il problema, infatti, è che l’enzima glucansucrasi è per struttura molto simile all’amilasi, indispensabile per trasformare gli amidi nel processo digestivo; “molto probabilmente l’enzima glucansucrasi deriva dall’amilasi nel processo evolutivo, e per questo ne condivide in gran parte struttura e funzionamento; ciò significa che per impedire l’azione dell’enzima glucansucrasi bisognerà individuare un inibitore altamente specifico, in grado di ‘distinguere’ i due enzimi e interferire solo con la trasformazione degli zuccheri”.
I prossimi sviluppi non sono dunque ancora possibili nell’immediato ma, a detta degli stessi ricercatori, sono molto promettenti: essi hanno infatti dichiarato che, quando sarà stato individuato un inibitore altamente specifico per l’enzima glucansucrasi, si potrà includere l’inibitore nella formulazione di dentifrici o altri prodotti per l’igiene orale per renderli più efficaci, oppure si potrà addirittura aggiungerlo ai dolciumi per produrre cibi che comportino un minore rischio di carie.
“Crystal structure of a 117 kDa glucansucrase fragment provides insight into evolution and product specificity of GH70 enzymes”
Proc Natl Acad Sci USA 2010 Nov 30. [Epub ahead of print]
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