Ti amo da morire. Quante donne hanno visto o udito questa frase: scritta su un bigliettino o tracciata sulla sabbia, sussurrata, bisbigliata o cantata. Il problema è che qualche volta a morire o a rischiare la vita sono loro, le malcapitate mogli, fidanzate o dolci metà desiderate ma non corrispondenti. “Amore” possessivo, psicosi latenti, fragilità del ruolo del maschio, l’immancabile crisi di valori della società odierna, tante le ipotesi e le teorie invocate ogni volta che la cronaca eguaglia o supera la finzione cinematografica, come nel caso dell’omicida riuscito/suicida fallito che riportiamo di seguito.
Tutte motivazioni riassunte dalle parole dell’autore di uno degli ultimi delitti “passionali”: o mia o di nessuno. Sta di fatto che la giustizia arriva tardi e, qualche volta, è poco incisiva: oggi per un incensurato che disponga di un bravo penalista e che possa contare su un’accorta perizia psichiatrica, c’è la concreta possibilità di passare ben poco tempo in carcere anche per gravi reati contro la persona. Vedremo un giorno nelle prove di ammissione universitarie anche esami psicologici e visite psichiatriche per escludere potenziali autori di imprese del genere? E soprattutto, quando le sanzioni disciplinari dell’ordine seguiranno automaticamente la condanna penale?
La mano destra condanna, la sinistra non lo sa
“Il problema è che se nessuno ci informa della sentenza di condanna, noi non possiamo fare niente”
Questa in sintesi la sconsolante risposta di Massimo Mariani, presidente della commissione per l’albo degli odontoiatri dell’ordine di Como, dove risulta iscritto il professionista condannato per molestie e lesioni personali ai danni della sua ex. Due reati poco compatibili con una professione sanitaria, tanto più quando il soggetto è anche cocainomane.
“Non esistono disposizioni di legge grazie alle quali l’ordine venga automaticamente messo a conoscenza delle sentenze di condanna a carico dei propri iscritti. In base alla mia esperienza direi che il tribunale ci informa in un caso su cinque. Gli altri sfuggono, a meno che l’ordine non ne venga a conoscenza grazie ai mezzi di informazione.”
Come ci riferisce ancora Mariani, la Fnomceo ha già sollecitato il ministero della Giustizia affinché gli ordini vengano informati, ma finora non si è mosso nulla. “A dicembre, la Fnomceo ha inviato una serie di osservazioni alla risposta avuta dal ministero, sottolineando il fatto che, non ricevendo informazioni dagli uffici giudiziari, gli ordini non possono esercitare il loro potere disciplinare”.
Le stesse difficoltà ci vengono riferite da Luciano Fattori, presidente della commissione odontoiatrica di Pesaro che si è dovuto occupare dell’omicida di Pesaro, sospeso dalla professione da quando è stato incarcerato subito dopo il fatto.
GdO 2011;4
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