Torna d’attualità il pagamento o meno dei diritti d’autore per la musica trasmessa negli studi odontoiatrici. Questa volta non è l’SCF a richiederli ma la SIAE che in Lombardia avrebbe mandato dei propri mandatari a riscuotere il dovuto a dentisti liberi professionisti lombardi, almeno secondo una nota inviata da ANDI ai propri dirigenti provinciali.
Nella nota ANDI informa di aver inviato alla SIAE una nota con la quale viene ricordato come “la giurisprudenza domestica e quella europea hanno escluso che l’ascolto di musica negli ambienti professionali comporti l’obbligo di pagamento di canoni per la ragione secondo la quale gli studi dentistici privati non sono considerati pubblici esercizi con conseguente difetto del requisito dello scopo di lucro eziologicamente collegato, ai sensi dell’art. 15 L.A., alla legittimità della riscossione dei compensi spettanti all’autore”.
“Anche per il diritto d’autore mancano, perciò, i requisiti per cui possa aversi la «comunicazione al pubblico» dell’opera, secondo quanto asserito dalla Corte di Cassazione ordinanza n. 2468/2016 e dalla Corte di Giustizia CE nella causa C‑135/10, EU:C:2012:140”, viene ricordato nella nota firmata dal presidente Carlo Ghirlanda.
Quella dei diritti d’autore per la musica diffusa in studio, è una vicenda che parte (siamo nel 2008) dalla condanna di un dentista a pagare i diritti alla SCF Consorzio Fonografici per la violazione della legge 633/42 sul diritto d’autore. Sostenuto da ANDI, il dentista fa ricorso fino alla Corte di Giustizia europea che dà ragione al dentista chiarendo che lo studio professionale non è un luogo pubblico o aperto al pubblico.
Nella nota inviata alla SIAE, ANDI ricorda che il punto nodale “sia per il diritto d’autore sia per i diritti connessi è la nozione di«comunicazione al pubblico» dell’opera”. Nelle quattro pagine di comunicazione ANDI porta le motivazioni giurisprudenziali che “escludonol’esistenza del carattere lucrativo della comunicazione al pubblico di opere coperte dal diritto d’autore in uno studio odontoiatrico in ragione del fatto che l’opera è fruita dai pazienti dello studio «in modo fortuito e indipendentemente dalla loro volontà»”.
“Lo studio odontoiatrico resta –scrive ANDI- un luogo privato che, ai fini del diritto d’autore, va equiparato alla cerchia familiare, per cui nessun diritto SIAE è dovuto”.
ANDI che chiede, pertanto, alla SIAE di “comunicare alle proprie filiali e mandatarie territoriali di astenersi dall’inoltrare agli studi dentistici privati appartenenti ad ANDI comunicazioni volte ad ottenere la corresponsione del canone per la diffusione di musica negli studi professionali, segnalandoVi che in difetto saranno adite le competenti vie giudiziarie al fine di ottenere l’accertamento negativo del diritto di SIAE e il conseguente risarcimento di ogni danno”.
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