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20 Febbraio 2020

I primi dieci anni della Dental School di Torino

Importante celebrazione per ricordare da dove si era partiti, la strada fatta, i successi ottenuti, gli obiettivi futuri ed omaggiare il suo padre fondatore: Giulio Preti 

M.Boc.

La Dental School del Lingotto di Torino ha festeggiato sabato 15 febbraio 2020 i suoi primi dieci anni di vita. Per la ricorrenza si è dovuto ricorrere ad una location “capace”, come l’Auditorium del Museo dell’Auto, perché, come prevedibile, la fama di eccellenza di cui gode la Dental School, unita al carisma del suo fondatore (e festeggiato), Giulio Preti, lasciavano facilmente prevedere quello che in realtà è successo: una Sala Congressi colma fino all’inverosimile di una folla, che certamente non avrebbe trovato posto nella sede della Dental School al Lingotto.

Ciononostante, un bel po’ di gente all’inizio, è dovuta rimanere in piedi. Intitolato “Dental School 10 anni” si è trattato di evento di due anime in una manifestazione sola. La prima è stata quella celebrativo/commemorativa. Nel tratteggiare i dieci anni della Dental School, l’attuale Direttore della Scuola, Stefano Carossa, nonché allievo di Preti, si è dilungato in una ricca sequela di dati, percentuali e andamenti, per illustrare che cosa è oggi, a dieci anni, quella  realtà visitando la quale John Beumer, figura di spicco dell’Odontoiatria internazionale,  non potè fare a meno di esclamare, al termine di una visita “Quale dono per l’Italia!” 

A confermarlo sono, più che mai in questa circostanza, i numeri che suonano alto, fotografando una realtà d’eccellenza unica nel Paese e eminente in Europa. Basterebbe quel 30 per cento di studenti stranieri che affollano i Master post laurea, provenienti anche da Paesi che contendono all’Odontoiatria italiana il primato d’eccellenza (come Germania e Stati Uniti) per spiegare la fama della School. O anche, il numero di prestazioni erogate al Lingotto in questi dieci anni: dalle 56 mila e 104 alle 109.931 dello scorso anno. 

La tripartizione della Scuola in tre aree (Didattica, Cura e Ricerca), il numero dei lavori pubblicati da Riviste con Impact Factor (25 nel 2010, 52 nel ’19), i 5 brevetti internazionali conquistati, i 300 congressi nazionali e 200 internazionali organizzati, le collaborazioni in corso con una trentina di Università (extra)europee, il  centinaio di progetti di ricerca assegnati, danno un’idea del lavoro compiuto per potersi fregiare a pieno titolo di “Scuola di eccellenza”.  

Un’etichetta che unita all’interregionalità (è l’unico corso di laurea in Odontoiatria in Piemonte e Valle d’Aosta) ha costituito un richiamo per gli attuali 500 studenti ed oltre. Ma forse, più irresistibile di tutti, è il richiamo esercitato sui giovani dall’indice di occupabilità: dopo la laurea il  97 per cento degli studenti della Dental School di Torino trova lavoro entro un anno.    

Celebrativa, ma più ampiamente culturale, come dice lo stesso titolo (“Insegnamento, pratica clinica, etica ed estetica”) la lectio magistralis  dell’ideatore e propulsore della memorabile iniziativa, Giulio Preti, professore emerito dell’Università di Torino e tanto altro, che non ebbe nemmeno la soddisfazione, a causa di un inderogabile pensionamento, di veder l’avvio di quella creatura  che aveva “voluto, fortemente voluto”, gettando il cuore oltre ogni ostacolo ed aperta incredulità. A compensarlo Preti ricorda tuttavia quella frase che gli scrisse qualche tempo dopo il Rettore Rinaldo Bertolino

“Accade talora che progetti legati a grandi idealità, quasi da apparire sogni, si avverino. ….Nel visitare l nostra “Scuola” raccolgo con emozione i frutti di tanta fatica ed intelligente impegno, scientifico, culturale ed umano” .

Dopo i “Dieci anni della Dental School” illustrati da Carossa, è  stata quindi la volta del prof. Preti, protagonista assoluto della scena, a catturare l’uditorio con una carrellata arricchita  da riferimenti storici, clinici e letterari, insistendo con calore sul rapporto medico/paziente, sulla necessità di curare la malattia comunicando, “perché le parole colpiscono precisi bersagli del cervello come e meglio dei farmaci”, esortando a ritornare “all’arte perduta del guarire”, ben oltre la medicina tecnologica. Perle di saggezza medica dispensato da un Maestro indiscusso ed accolte, al termine, da una standing ovation interminabile e convinta.  

Il seguito dell’incontro ha imboccato i binari della  “normalità congressuale”: aperta dagli interventi dei 2 carismatici ospiti, George Zarb e Tomas Albrektsson, la  tradizionale sequela di relazioni tecnico scientifiche è andata avanti fino alla discussione finale, nel tardo pomeriggio. Una “normalità congressuale “ sui generis, tuttavia, perché parte delle relazioni della giornata è stata svolta dai alcuni suoi allievi in cattedra, punta di diamante di una folla di circa 1.500 ex, tanti ne conta Preti nella sua carriera.  Con la varietà e profondità dei loro interventi, i Carossa, gli Aimetti, i Gassino, gli Scotti e De Fabianis hanno voluto prestare un ulteriore omaggio al loro Maestro.  

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