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24 Gennaio 2022

ANDI: in due anni i dentisti hanno registrato il 50% di accessi in meno

Il presidente Ghirlanda lancia l’allarme: tanti studi stanno chiudendo e molti giovani che iniziano la professione, spesso da consulenti, perdono il lavoro


A descrivere la situazione, critica, degli studi odontoiatrici italiani dopo due anni di pandemia è il presidente ANDI Carlo Ghirlanda (nella foto) all’agenzia Adnkronos Salute. 

“L’impatto sulla nostra attività è stato enorme, possiamo stimare una riduzione del 50% degli accessi negli studi. I motivi? La paura del contagio, il problema delle quarantene e anche, in molti casi, una riduzione delle spese sanitarie che hanno portato a rimandare il controllo o l’intervento”, le parole del presidente ANDI riportate dall’agenzia. Ghirlanda che punta il dito anche sulle regole imposte dal Governo sul Green pass.

“Una grande confusione sul Green pass e sulle quarantene: ad esempio un paziente che ha fatto tre dosi, magari anche la malattia, è costretto al confinamento a casa senza poter venire in studio. Sono regole che andrebbero riviste”. 

Sul fronte economico, viene ricordato citando i dati del Centro studi ANDI, che solo nel 2020 il calo medio degli incassi è stato del 24,6 – 25,7%. 

“Tanti studi odontoiatrici stanno chiudendo e molti giovani che iniziano la professione, spesso da consulenti, perdono il lavoro”, denuncia Ghirlanda che avverte: “Se saltiamo noi, chi può dare assistenza odontoiatrica? Visto che il settore pubblico è quasi assente?”.  

Quindi, oltre le casse dei dentisti italiani, ad essere penalizzata è la salute orale dei cittadini. 

“Chi sei mesi fa ha rimandato un controllo o un intervento per un problema oggi torna con una patologia nettamente peggiorata, per cui occorrerà più tempo e anche più spese”, dice Ghirlanda. Presidente ANDI che chiede, per superare la situazione,"una defiscalizzazione, una riforma seria e condivisa, mentre non siamo d’accordo sui bonus a pioggia”. 

E per bonus a pioggia Ghirlada si riferisce al fatto che in questi due anni i dentisti non hanno ottenuto nessun ristoro se non i 1000 euro ENPAM e “qualche euro sui dispositivi di protezione”.

“Serve un vero intervento che possa vedere seduta al tavolo la rappresentanza sindacale della categoria”, continua Ghirlanda aggiungendo: “Faccio un esempio, io in questi due anni ho lavorato meno, quindi speso meno, ma alla fine nella mia dichiarazione dei redditi ho pagato un sacco di soldi di tasse”. 

Infine il presidente ANDI ricorda che i dentisti, “60mila professionisti radicati sul territorio”, sono “ormai visti come l’unica possibilità di cure dentali dai cittadini”. Infine la questione accesso alle cure pubbliche. “La recente riforma della medicina ambulatoriale ha ridotto ancor di più la nostra presenza nelle Asl”, ricorda Ghirlanda. “Se non ci saranno abbastanza specialisti sul territorio chi potrà curare i denti degli italiani?”

 
 

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