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15 Giugno 2026

Geistlich, 175 anni di innovazione nella rigenerazione ossea

Il punto con l’AD Margherita Costa. Il futuro: sempre più integrazione tra biologia e tecnologia digitale, materiali personalizzabili e semplificazione dei protocolli clinici


costa io

Nel panorama dell’odontoiatria moderna, quello della rigenerazione ossea è uno di quegli ambiti la cui evoluzione ha inciso in modo fondamentale nell’evoluzione delle tecniche chirurgiche ed in particolare dell’implantologia ampliando le opportunità per i pazienti.Un processo reso possibile anche grazie al lavoro di aziende che, nel tempo, hanno saputo coniugare ricerca scientifica e visione industriale.

Tra queste si inserisce Geistlich, realtà svizzera che celebra i suoi 175 anni di attività e che oggi rappresenta uno dei riferimenti internazionali nel settore.

È proprio questa ricorrenza a offrire lo spunto per una videointervista con l’amministratore delegato Margherita Costa, che ripercorre le tappe salienti di una storia industriale iniziata nel 1851 come semplice fabbrica di colle – ancora oggi diffuse in Svizzera- e trasformata, nel corso dei decenni, in una realtà altamente specializzata nei biomateriali per la rigenerazione ossea e tissutale.

Anche con lo sviluppo farmaceutico nel secondo dopoguerra, fino all’ingresso nel settore odontoiatrico negli anni Ottanta, la crescita di Geistlich appare strettamente legata a un filo conduttore preciso: la capacità di innovare partendo dalla biologia del paziente. Tutto nasce dall’incontro tra Peter Geistlich e il chirurgo maxillofacciale Philip Boyne, con lo sviluppo di biomateriali in grado di superare i limiti dell’osso autologo, riducendo invasività e migliorando la predicibilità clinica.

Un passaggio che, come sottolinea Costa, resta ancora oggi il fondamento dell’attività aziendale: ricerca centralizzata in Svizzera, collaborazione continua con università e clinici e una strategia orientata al lungo periodo, resa possibile dalla natura familiare dell’impresa.

Nel corso dell’intervista emerge anche il ruolo dell’Italia, mercato particolarmente avanzato sia per diffusione dell’implantologia sia per livello qualitativo della pratica clinica. Qui trovano ampia applicazione soluzioni per la gestione dei tessuti molli e prodotti in grado di accelerare i processi rigenerativi, a conferma di una crescente attenzione alla prevenzione e alla stabilità a lungo termine dei risultati.

Su questa linea si inserisce anche Geistlich One, l’ecosistema presentato in occasione dei festeggiamenti a Bologna, che propone un approccio integrato alla riabilitazione, dalla prevenzione alla fase chirurgica, fino alla protesizzazione, con un forte supporto del digitale per rendere i trattamenti più rapidi, predicibili e personalizzati.

La formazione rappresenta un ulteriore pilastro strategico per Geistlich, con centinaia di corsi organizzati ogni anno e un imponente supporto scientifico che supera i 2800 studi pubblicati, a testimonianza di un approccio che punta a coniugare pratica clinica ed evidenza scientifica.

Guardando al futuro, l’AD Margherita Costa indica la sempre più integrazione tra biologia e tecnologia digitale, materiali personalizzabili e semplificazione dei protocolli clinici. 

Microbioma orale e nuove prospettive contro la perimplantite

A margine dell’intervista, la conversazione si è soffermata su alcuni temi emergenti destinati a incidere profondamente sulla pratica clinica, a partire dal ruolo del microbioma orale.

In collaborazione con Prebiomics, azienda italiana specializzata nell’analisi avanzata del microbioma, Geistlich sta contribuendo allo sviluppo di un approccio diagnostico altamente innovativo. Attraverso il prelievo di un campione di placca e la mappatura del DNA batterico, è possibile ottenere un profilo dettagliato della flora orale del paziente. L’integrazione con algoritmi di intelligenza artificiale consente di correlare queste informazioni con il rischio di sviluppare patologie perimplantari, arrivando a indicazioni cliniche estremamente mirate che si traducono nella possibilità di salvare un impianto evitandone la sua rimozione. L’analisi restituisce, inoltre, dati sulla resistenza agli antibiotici e agli antimicrobici, un aspetto sempre più rilevante nella gestione delle infezioni, oltre a suggerire protocolli personalizzati di mantenimento e richiamo. Ne emerge un cambio di paradigma: dall’intervento correttivo alla vera medicina preventiva applicata all’implantologia.

Altro tema di rilievo riguarda l’evoluzione dei componenti implantari, in particolare il superamento dell’abutment come elemento intermedio. La ricerca, sviluppata anche in ambito accademico internazionale, punta infatti a ridurre al minimo le interfacce tra impianto e protesi, considerate potenziali sedi di micromovimenti e infiltrazione batterica. L’obiettivo è quello di ottenere strutture sempre più simili al dente naturale che è di fatto un corpo unico (corna e radice), con gap praticamente azzerati e maggiore stabilità biologica.

Questa innovazione, oltre a migliorare la risposta tissutale e ridurre il rischio di perimplantite, si integra con workflow completamente digitali che consentono una significativa riduzione dei tempi clinici e una semplificazione della gestione operativa.

A completare il quadro, si inseriscono anche nuove soluzioni biorigenerative come i polinucleotidi, capaci di accelerare la guarigione delle ferite, la rigenerazione dei tessuti duri e molli e migliorare il comfort post-operatorio, segnando un ulteriore passo verso trattamenti sempre più predicibili e centrati sul paziente.

Sotto la video intervista.  




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