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15 Maggio 2007

"Speaker's corner" - La vita è un teatro

di Cosma Capobianco


Gli antichi dicevano che l’arte non arricchisce e non sfama, però (se è permesso aggiungere qualcosa alla saggezza dei classici) rendono di sicuro più felici. Almeno, questa è l’impressione che si ricava parlando (e ridendo) con Danilo Parini, che recita nella celebre compagnia dei Legnanesi.
Arrivo a lui grazie al solito equivoco tra dentista e odontotecnico: mi avevano detto che nella compagnia recitava un dentista di Varese, in realtà non è di Varese e neppure dentista ma è contento di lavorare nel suo laboratorio di Legnano.

Come è arrivato a recitare in una compagnia teatrale?

È un’eredità paterna: mio padre cominciò a recitare nel 1949 e ha continuato fino a pochi anni fa. Io lo seguivo fin da piccolo, anche alle prove, tanto che alla fine imparavo il copione a memoria. E’ un mondo che mi ha affascinato fin dal primo momento e mi ha dato modo di conoscere famosi personaggi dello spettacolo come Walter Chiari (quello che mi ha colpito di più), Gino Bramieri, Adriano Celentano, Peppino De Filippo, Renato Zero e altri ancora. Da giovane ho poi cominciato in prima persona col cabaret, prima da solo poi con fondando un trio.

Non oso immaginare il nome…

Beh, in effetti: era Flebo, Fiala e Coca...

Adesso fa qualcosa di meno trasgressivo…?

Sì, faccio la parte del prete, mentre altri attori della compagnia fanno le parti femminili.

Com’ è che agli uomini tocca pure la parte delle donne?

E’ una cosa che risale al dopoguerra, quando si recitava negli oratori. Il cardinale di Milano, il famoso Schuster, aveva ordinato che gli oratori dovevano essere divisi: uno maschile e uno femminile e, quindi, se nel copione c’erano personaggi femminili, qualcuno di noi doveva mettersi la gonna.

Si diverte di più a teatro o in laboratorio?

Se posso lavorare in santa pace e senza pensare alle tante seccature mi diverto anche in laboratorio, ma sento che la mia vita è in teatro.

Quando ha a che fare coi suoi clienti, ci mette un po’ di teatro? E se sì, perché?

Sì, a volte mi accusano di recitare e io gli rispondo che la vita è come un teatro e non riesco a stare serio tanto a lungo.

Ha un carattere da ottimista…

Prima lo ero ancora di più: adesso sinceramente quando penso al futuro dei miei figli vedo le cose un po’ più in grigio...

GdO 2007; 8: 1,15

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