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02 Novembre 2010

L’archiviazione delle immagini

di Davide Fiori


L’archiviazione delle immagini è un aspetto da non sottovalutare. Se l’ope­ratore utilizza un programma di gestione studio archivierà le immagini direttamente nella cartella del paziente. Purtroppo questi software gestiscono l’archi­viazione immagini in maniera insoddisfacente, limitando le modalità di archiviazione, ricerca, visualizzazione e stampa. In alternativa un software dedicato all’archiviazione immagini rappresenta la scelta più oculata. La forma più semplice e più comune di archiviazione su harddisk è una struttura composta da cartelle: per ciascun paziente si crea una directory e al suo interno si archiviano le immagini. I file immagine (jpg) potranno successivamente essere ordinati utilizzando i parametri contenuti nei metadati che descrivono caratteristiche e proprietà dell’immagine. Una delle loro principali virtù è che rimangono distinti dall’immagine anche se contenuti nello stesso file in modo da essere sempre disponibili. Contengono attributi inseriti automaticamente dalla fotocamera, durante la memorizzazione dell’immagine su card (dati tecnici sulla foto, quale tipo di esposizione, tempo, diaframma, lunghezza focale, lampo flash, e così via) e parametri di vario genere che, con programmi di gestione e archiviazione, è possibile modificare a piacimento.
I metadati vengono utilizzati per la catalogazione e la ricerca delle immagini, e possono essere costituiti da parole chiave, luogo, fino ai dati relativi al copyright. Sono in gergo definiti tag e alcune fotocamere di ultimissima generazione sono in grado di dotare l’immagine di un geo-tag grazie a un Gps integrato: l’immagine contiene le coordinate di scatto e può essere geo-posizionata sulle comuni mappe (come Google maps). Il consiglio è quello di scegliere un programma di archiviazione user-friendly, che consenta tuttavia una valida ergonomia di archiviazione mediante inserimento di tag di gruppo e keywords; che offra la possibilità di semplici ritocchi routinari, come per esempio rotazioni e ribaltamenti dell’immagine (utile per le foto eseguite con gli specchi), semplici operazioni di correzione dei livelli, saturazione, contrasto e luminosità; possibilità di ritaglio e ridimensionamento delle immagini, di compressione variabile. Per i possessori di Mac OS X Leopard il programma a disposizione (iPhoto) in dotazione con il sistema operativo svolge tutte queste funzioni, in modo semplice e intuitivo; si possono eseguire piccoli ritocchi, rotazioni e aggiustamenti; sua caratteristica peculiare è quella di tenere sempre una copia della foto originale in modo automatico e trasparente e inoltre si occupa della gestione delle cartelle.
Gli utenti Windows dovranno dotarsi di uno dei tanti programmi a disposizione in rete. Degno di nota è ACDSee Foto Manager, un programma shareware low cost che offre davvero molteplici funzioni. Un’alternativa, disponibile per entrambe le piattaforme, è Adobe Bridge, fornito con Photoshop Elements, la versione light del programma di fotoritocco più diffuso al mondo. Per i più appassionati questa versione di Photoshop è davvero meritevole poiché offre un pacchetto semiprofessionale di fotoritocco e archiviazione a un costo di circa un ventesimo rispetto alla versione full, anch’esso downloadabile direttamente dal sito Adobe. Quale che sia il metodo di archiviazione il consiglio è quello di sceglierne uno affidabile, intuitivo e veloce e che consenta il back-up agevolato del nostro archivio fotografico.

GdO 2010;9

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