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30 Settembre 2009

Comunicare costa...

di Carlo Guastamacchia


E le “visite” vanno fatte pagare. Il Presidente della Commissione Albo Odontoiatri, Beppe Renzo, in una recente nota a tutti i presidenti provinciali (CAO Nazionale, 16.4.2009) chiede di vigilare, ed eventualmente intervenire, sui colleghi che offrono visite gratuite a scopo promozionale.
Renzo, infatti, ricorda che l’art. 54 del Codice Deontologico prevede sì che il medico possa, in particolari circostanze, prestare gratuitamente la propria opera, purché ciò non costituisca concorrenza sleale. Specificamente Renzo cita: “Qualsiasi iniziativa concernente prestazioni professionali gratuite, anche quando fossero svolte nell’ambito di un’opportuna informazione sanitaria, devono essere preventivamente soggette all’esame dei competenti organi ordinistici e, comunque, non devono tradursi, neanche indirettamente, in interventi volti a promuovere la propria attività professionale attraverso una concorrenza sleale e un esplicito accaparramento di clientela”.
Queste precisazioni suggeriscono di partire da lontano. Noi odontoiatri siamo stati marchiati da un’immagine “piazzaiola” plurisecolare; eravamo menzionati come “cerusici”, “cavadenti”, “cavadenti-barbieri” (sic!) e via onorandoci. E come agivano questi nostri illustri predecessori, per lo più sulla pubblica piazza? Essi facevano, cioè “strappavano” denti, “piombavano” carie, “manipolavano” impiastri, con le mani. Oggi i tempi sono cambiati, ma è rimasta l’onda lunga di questa immagine ereditata e, ancora oggi, quello che caratterizza l’odontoiatra, agli occhi della gente e di coloro cui fa comodo “marciarci”, è che deve fare qualcosa: tipica l’espressione a contrario “Oggi non mi ha fatto niente”. Quando invece, come è clinicamente indispensabile, l’odontoiatra “comunica”, allora il suo faticosissimo sforzo non è considerato. Invece l’eccellenza professionale sta proprio qui, perché è la comunicazione che sostanzia le doti manuali dell’odontoiatra. L’odontoiatra deve comunicare per informare, spiegare, convincere, motivare, rassicurare, rinforzare, allearsi, consolare… ed è in questo che può eccellere come professionista che non (solo) fa ma (prima, durante e dopo) comunica. Comunica e personalizza, altrimenti viene spontaneo dire che si scende al livello di odontoiatria veterinaria. Queste verità vanno gridate ai quattro venti, per infinite ragioni, che, forzatamente, compatto in pochi punti: comunicare è molto faticoso, esige molto tempo; istituire “tempari” è un assurdo clinico; il tempo per comunicare deve essere classificato come “visita”; anche se, per lo più, le assicurazioni non prevedono la copertura per le visite (!), le visite vanno sempre fatte pagare; non farle pagare, sotto qualunque forma le si proponga, è antideontologico. Impostare offerte di appuntamenti senza addebito della visita, anche in chiave di prevenzione, è antideontologico, come sfacciatamente antideontologico è fare campagne di low cost, offrendo il primo contatto secondo il principio mercantile della “prima visita gratuita”, quasi si trattasse di vendere sotto costo un condizionatore (“con sopralluogo e progetto gratuiti”). Non c’è altro da aggiungere: questo basta e avanza, anche se (peccato!) è molto difficile, in qualunque “Accademia”, poter essere ammessi come “soci attivi in comunicazione”. 



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