L’empatia, ossia la capacità di condividere i dolori e le gioie degli altri, da qualità si può trasformare in difetto se si svolge una professione che obbliga talvolta a infliggere dolore: è il caso di odontoiatri, medici e chirurghi che non potrebbero curare i pazienti se fossero emotivamente troppo coinvolti.
Quindi che cosa succede? Ricercatori statunitensi e di Taiwan hanno dimostrato per la prima volta che la pratica e l’esperienza “insegnano” a questi professionisti a inibire il circuito cerebrale che li avvicinerebbe emotivamente al paziente e ad attivare, al suo posto, il circuito che consente il controllo delle emozioni.
“Poiché medici e odontoiatri talvolta devono compiere azioni che causano dolore ai loro assistiti, essi non potrebbero mantenere la concentrazione richiesta dalla professione se fossero distratti dalla partecipazione empatica" chiarisce Jean Decety, docente di psicologia e psichiatria presso la University of Chicago, negli Stati Uniti; “per capire
come può un odontoiatra mantenere il distacco, abbiamo deciso di analizzare cosa avviene nel cervello del professionista
nel preciso momento in cui vede il paziente soffrire in confronto a chi non svolge il medesimo lavoro.” La ricerca, svolta in collaborazione con l’Istituto di neuroscienze della National Yang-Ming University di Taipei, ha coinvolto 14
medici agopuntori e 14 volontari senza alcuna esperienza nella pratica dell’agopuntura.
“I due gruppi di persone sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale mentre assistevano a un video che mostrava pazienti a cui venivano inseriti aghi secondo le tecniche della medicina tradizionale cinese nelle aree delicate della bocca, delle mani e dei piedi” prosegue il docente; “in corrispondenza alle azioni che presumibilmente erano causa di dolore il gruppo dei volontari faceva registrare attività cerebrale nella regione legata alla percezione del dolore, ossia quella che comprende l’insula anteriore, la sostanza grigia periacqueduttale e la corteccia cingolata anteriore; questo circuito che porta all’empatia si attiva in modo automatico e, in termini evoluzionistici, può essere uno dei sistemi che l’organismo utilizza per proteggersi dal pericolo che ha colpito un’altra persona e che potrebbe dunque, teoricamente, colpire anche il soggetto.”
La ricerca, che è stata pubblicata sul numero di ottobre della rivista "Current Biology", ha dimostrato però che il cervello dei medici non si è comportato nello stesso modo. “Gli agopuntori, infatti, hanno fatto rilevare attività cerebrale in un altro distretto, ossia nella corteccia prefrontale e nella giunzione temporoparietale destra, che corrispondono al circuito legato alla regolazione delle emozioni e al controllo cognitivo” conclude Decety.
I medici hanno imparato, nel corso della loro preparazione professionale e della pratica medica, a essere emotivamente distaccati grazie a un processo che possiamo definire automatico; in questo modo l’empatia lascia il posto alla ‘preoccupazione empatica’ che, generata dal controllo del processo istintivo di condivisione con l’altro, consente di superare la vicinanza emotiva per poter mettere in campo la capacità di agire nell’interesse dell’altro”.
GdO 2007; 15
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