La comunicazione dentista-paziente e igienista-paziente è ormai considerata da tutti di fondamentale importanza sia per la salute orale sia per l'efficiente gestione dello studio. Purtroppo, il risultato della comunicazione non è sempre quello che ci si aspetta e molti pazienti non recepiscono completamente le informazioni ricevute durante la visita.
Ma quello che, forse, è ancora peggio è la mancanza di una verifica sul grado di comprensione delle informazioni date ai pazienti; qualunque professionista sanitario, medico oppure no, potrebbe raccontare gustosi aneddoti sulla distanza che separa le informazioni date e quelle ricevute e comprese. Il problema è che questo può causare incomprensioni tanto gravi da minare il rapporto di fiducia; basta pensare a un paziente che fraintende le informazioni contenute nel modulo di consenso o nel preventivo di spesa.
Il mondo odontoiatrico, da questo punto di vista, è molto arretrato: nella letteratura sono pochissimi gli articoli che si occupano del problema. In medicina va appena un po' meglio e vi consigliamo la lettura di un articolo pubblicato dieci anni fa (Lukoschek P et al. Patient and physician factors predict patients' comprehension of health information Patient Education and Counseling 50 (2003) 201-210). In sintesi, se il paziente capisce poco, non è solo per il suo basso livello di istruzione ma può dipendere anche dal fatto che il medico non percepisce le sue difficoltà di comprensione o, peggio ancora, perché il medico non percepisce l'importanza di fornire informazioni o perché liquida il paziente con poche parole considerandosi un comunicatore efficace.
A volte poi, la comunicazione del medico è influenzata dal quadro clinico come dimostra una delle pochissime ricerche in ambito dentale (Ekback G et al Swed Dent J 2012;36(3):143-8). Scopo della ricerca era quello di valutare quante persone ricordavano di avere ricevuto consigli sulle loro abitudini alimentari, igieniche e voluttuarie durante l'ultima visita dentistica e se questo fosse in relazione con l'età. Scopo secondario era di accertare eventuali differenze nella quantità di informazioni in base al tipo di patologia (carie / parodontopatie). L'indagine si è svolta tramite un questionario e ha coinvolto un campione di quasi 70.000 persone di età compresa tra 18 e 84 anni ma la percentuale di risposta è stata solo del 59,2%. Il risultato più importante è stata la differenza legata all'età: ai pazienti più giovani venivano fatte più domande e dati più consigli; una differenza simile, ma meno marcata, è risultata per le condizioni cliniche. Chi presentava una patologia dento-gengivale era oggetto di maggiori attenzioni comunicative sui temi dell'alimentazione o dell'igiene o delle abitudini come il fumo.
Il dentista, quindi, non deve limitarsi a comunicare ma deve pure verificare che il paziente abbia capito.
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