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29 Gennaio 2008

"Speaker's corner" - Un altro mondo è possibile

di Cosma Capobianco


L’equazione dentista-ricchezza è tanto salda da parere legge universale, nonostante il segno = si stia inclinando sempre di più. Una dentista che sceglie di lavorare rinunciando pure a quel “poco”, però fa ancora notizia. Tanto più se sceglie di farlo non in Africa ma alle porte di Firenze seguendo le linee guida del Vangelo.

Sandra Della Bella, da Verona a Loppiano nella comunità fondata da Chiara Lubich, che cosa la tiene qui da 14 anni: il caso, la necessità o una scelta?
Una precisa scelta di vita mirata agli ideali di fraternità che la cittadella internazionale del Movimento dei Focolari vuole testimoniare, a partire dal fatto che qui vivono oltre 900 persone di 70 diverse nazioni.

Venendo qui pensava di lavorare come dentista o di fare altro?
Ero pronta a mettere da parte la laurea per qualunque tipo di lavoro, invece è stata subito utile, dato che questa professione in genere non è proprio vissuta nello spirito della condivisione.

E mamma e papà: contenti, delusi, stupiti?
In famiglia non ho incontrato ostacoli perché ero già fuori gioco rispetto alle aspettative, essendo loro tutti impegnati in un gruppo industriale.

Irrecuperabile, quindi; e i colleghi di laurea?
Nel reparto di ortognatodonzia a Padova ho avvertito un certo sconcerto… Andarsene proprio quando sarei potuta entrare nella scuola di specializzazione...

Una bizzarria? Come quel giovane che uscì da un ricco palazzo per entrare in un saio…
Una vera e propria vocazione, maturata nel tempo e “messa alla prova” dalle vicende della vita: la certezza di essere sulla strada giusta mi viene da un senso di libertà e di gioia profonda tali che, se avessi un’altra vita la vorrei di nuovo così.
È un’esistenza normale, con i problemi e i guai di tutti, ma illuminata dal carisma di Chiara Lubich che mi tuffa ogni istante fuori di me a vivere per chi mi passa accanto.
In studio la base di ogni mia azione è la “regola d’oro” di tutte le religioni: “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Sono partita con una segretaria e un’assistente: in pochi anni il passaparola dei pazienti ci ha portato a essere 15 e a curare oltre 4.000 persone. Fondamentale poi è dialogo con i colleghi: solo così riesco a non perdere la carica.

E i dentisti qui intorno che dicono?
La nostra attività è rivolta in particolare alle fasce deboli della popolazione e aderisce al progetto della “economia di comunione”, ossia i profitti vengono investiti in opere di solidarietà e attività formative, oltre che per incrementare l’attività. Lo studio quindi copre i vuoti d’assistenza presenti sul territorio senza fare “concorrenza”.

Tutto bello, ma contabilità può stare con solidarietà?
Il nostro è un normale studio dentistico, dove ciascuno riceve un compenso per il suo lavoro. Io verso alla comunità tutto quello che guadagno, ma è una scelta personale. Oltre ad applicare tariffe accessibili, per noi la solidarietà consiste nel fronteggiare le emergenze anche senza compenso; per chi non ha possibilità, cerchiamo poi di trovare le soluzioni nel contempo più efficaci ed economiche. Non manca poi la disponibilità di tutti i collaboratori per risolvere gratuitamente situazioni critiche.

 
 

GdO 2008; 1: 1-2

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