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09 Luglio 2008

Una cura non invasiva per il diabete


Tenere sotto controllo il diabete non è semplice, e il compito diventa ancora più complicato se il paziente è affetto contemporaneamente da malattia parodontale: le due patologie, infatti, hanno processi infiammatori comuni che si alimentano a vicenda.
Una soluzione efficace per contrastare i processi infiammatori in questi casi è curare con i metodi classici la malattia parodontale: un recente studio, realizzato da ricercatori giapponesi, ha confermato infatti che la riduzione della carica batterica orale ottenuta con il trattamento odontoiatrico è in grado di limitare sensibilmente i processi che influiscono sul controllo glicemico.
“Il nostro studio ha coinvolto 30 pazienti diabetici affetti da malattia parodontale che, nel corso della sperimentazione, sono stati trattati con interventi di scaling e levigatura radicolare e conl’aggiunta, ma solo per metà di essi, di un trattamento a base di doxaciclina, un antibiotico ad ampio spettro efficace nel contrastare molti patogeni parodontali” descrive Patricia O’Connell, ricercatrice presso il Dipartimento di chirurgia orale e parodontologia dell’Università di San Paolo a Ribeirão Preto, in Brasile.
Dopo tre mesi dal trattamento, il gruppo sottoposto ai soli trattamenti odontoiatrici ha mostrato una riduzione dei livelli di emoglobina glicata dello 0,9 per cento e il gruppo che aveva assunto anche doxaciclina un decremento dell’1,5 per cento del medesimo parametro. In entrambi i gruppi dunque, e in particolare nel secondo, i livelli sierici di emoglobina glicata sono sensibilmente diminuiti nel breve periodo, ed è proprio questo risultato che conferma il migliore controllo glicemico.”
I ricercatori, che hanno pubblicato il loro lavoronel numero di maggio del Journal of Periodontology, hanno analizzato diversi altri marker oltre all’emoglobina glicata per valutare le modificazioni dei processi infiammatori.
I livelli sierici di interleuchina-12, una citochina proinfiammatoria la cui presenza è indotta da diversi patogeni, ha mostrato una riduzione del 32 per cento a tre mesi dal trattamento; questa citochina in particolare è presente in livelli elevati proprio nei soggetti diabetici, e la sua diminuzione dimostra che la cura della malattia parodontale può influire sui meccanismi comuni a questa e al diabete” prosegue la ricercatrice; “allo stesso modo i livelli di interleuchina- 6, una citochina la cui presenza è legata a entrambe le patologie e in particolare alla progressione della nefropatia diabetica, sono stati ridotti quasi della metà (48 per cento) dal trattamento della malattia parodontale.”
“La riduzione dei livelli ematici di cellule di tipo infiammatorio e di interleuchina- 6 portano a un decremento dei livelli di emoglobina glicata e quindi a un miglioramento del diabete” scrivono i ricercatori nelle conclusioni dello studio; “il fatto che i livelli di alcuni mediatori dell’infiammazione siano diminuiti, e che modificazioni cliniche e metaboliche favorevoli siano state provate, è la dimostrazione che il trattamento della malattia parodontale può realmente portare a un miglioramento della salute sistemica”.

GdO 2008; 11

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