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26 Aprile 2010

Aids: curare tutti senza se e senza ma

di Cosma Capobianco


Il dovere di curare chiunque senza alcuna distinzione è un principio fondamentale della deontologia medica e del giuramento di Ippocrate. Ciononostante, non sono rare le segnalazioni di persone sieropositive vittime di discriminazioni da parte di operatori sanitari. Uno degli ultimi articoli pubblicati sull’argomento proviene da un ospedale londinese (Levett T et al, Access to dental care for Hiv patients: does it matter and does discrimination exist? Int J STD AIDS 2009 Nov;20(11):782-4).
Gli autori hanno distribuito un questionario ai pazienti odontoiatrici e urologici del St. George’s Hospital. I 51 pazienti sieropositivi del campione (su un totale di 241) hanno dichiarato di riportare problemi di salute orale in misura maggiore e di riscontrare più difficoltà a trovare un dentista che li curasse; il 6% di loro si era sentito chiaramente rifiutare il trattamento.
Tra i pazienti più discriminati ci sono le donne africane.. Ansie, stereotipi e pregiudizi Ma perché alcuni operatori sanitari continuano a discriminare le persone affette da Hiv? A rispondere è un focus group del corso “Le cure odontoiatriche e l’infezione da Hiv”, organizzato nel 2008 presso l’ospedale Sacco di Milano. In ordine di importanza al primo posto viene la paura di pungersi o ferirsi con qualche strumento durante il trattamento odontoiatrico, seguita da quella di contagiare i familiari. In terza posizione c’è il timore di essere licenziati, in caso di contagio. Tutte motivazioni razionalmente comprensibili: anche nel migliore studio dentistico il rischio zero non esiste e una leva da estrazione può sfuggire anche alla mano più esperta. Ma oltre a queste preoccupazioni più che condivisibili, le ricerche hanno messo in evidenza ragioni che risiedono negli angoli più reconditi della psiche. Molto interessante per esempio l’analisi descritta in un capitolo di “Positivo Scomodo”, libro da cui è stato tratto il cortometraggio dell’Asl2 di Lucca citato nello Speaker’s corner.
Esaminando i significati simbolici della malattia nella cultura occidentale, in particolare il binomio colpa/malattia, e prendendo come esempio altre patologie, viene smontato il ragionamento che porta a considerare taluni comportamenti fonti di rischio e minaccia per la stabilità della comunità. In sostanza, viene rilevato che in questo nodo nascono le idee e le azioni discriminatorie. Infine non va dimenticato il ruolo dei mezzi di comunicazione che, da un lato, hanno mantenuto sempre alta l’attenzione sul problema, facilitando la raccolta delle risorse necessarie alla ricerca e limitando il contagio nei primi tempi, ma, dall’altro hanno costruito un’immagine terrificante della malattia e di chi ne è portatore.

 
 

GdO 2010;6

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