Scarsa qualità di osso, quale impianto e quale strategie adottare? Le risposte ai quesiti dalla letteratura
Oggi gli impianti sono riconosciuti dalla comunità internazionale come un ottimo ausilio funzionale ed estetico per riabilitare la perdita di uno o più denti con l'utilizzo di protesi fisse o rimovibili. Il successo e la durata degli impianti sono strettamente correlati al termine Osteointegrazione, e l'osteointegrazione è strettamente legata al termine di stabilità implantare.
La stabilità implantare è influenzata dalla qualità ossea del sito chirurgico infatti un osso compatto opporrà una resistenza maggiore, in quanto più rigido, durante l'inserimento dell'impianto nella sua sede ma maggiore stabilità. Viceversa un osso composto in gran parte da tessuto spongioso offrirà meno resistenza e, di conseguenza, meno stabilità.
In letteratura tre sono le strade proposte dai diversi autori per ovviare alla problematica della qualità ossea scarsa per favorire l'aumento della stabilità primaria e o secondaria: Sennerby et all. 1992; Ivanov et all. 1996 propongono di prolungare il periodo di guarigione dopo la prima fase chirurgica Venturelli 1996; Sennerby e Roos 1998 invece consigliano di modificare il protocollo chirurgico sottopreparando il sito in spessore e lunghezza, Sullivan et all. 1997; Orestein et all1998 puntano invece sull'utilizzo di impianti con differenti superfici implantari.
E sulla linea di questi ultimi autori ritroviamo il lavoro di Wang TM et all dal titolo "The effect of implant design and bone quality on insertion torque, resonance frequency analysis, and insertion energy during implant placement in low or low- to medium-density bon" pubblicato su, Int J Prosthodont. (2015 Jan-Feb;28(1):40-7)
Con il loro studio in vitro Wand ed i suoi colleghi hanno dimostrato che impianti con diversi disegni mostrano schemi dissimili della curva IT (torque d'inserimento).
Gli impianti conici hanno mostrato valori di IT di oltre 40 Ncm per tutti i blocchi di prova laminati e per i blocchi di prova non laminati a bassa e media densità.
Gli impianti a pareti paralleli non hanno mostrato PIT o valori FIT superiori 40 Ncm per tutti i blocchi di test. L'analisi della frequenza di risonanza ISQ è un metodo non invasivo che misura la stabilità impiantare e la densità dell'osso a vari tempi usando la vibrazione e un principio di analisi strutturale.
Nello studio di Wang tutti gli impianti hanno mostrato crescenti valori ISQ quando l'impianto è stato inserito più profondamente. Tutti gli impianti hanno mostrato un aumento significativo del PIT, FIT, IE, e ISQ quando la densità test-block era aumentata o quando lo strato laminato a 1 mm era presente. Si può concludere quindi che alcuni disegni di impianto sono più adatti di altri, se alta è richiesta in osso di scarsa qualità.
Questa la procedura utilizzata per effettuare la ricerca
PROCEDURE CLINICHE: |
A - Gli autori hanno costruito blocchi di schiuma di poliuretano (sawbones) di 0,16 g / cm³ per simulare bassa densità |
B - Gli autori hanno costruito blocchi di schiuma di poliuretano (sawbones) di 0,32 g / cm³ per simulare da bassa a media densità dell'osso spongioso. |
C - alcuni blocchi di prova sono stati laminati con uno strato di 1 mm a 0,80 g/ cm³ di poliuretano per simulare osso spugnoso con un sottile strato corticale. D - Quattro diversi impianti (Nobel Biocare Mk III-3,75, Mk III-4.0, Mk IV-4.0, e NobelActive-4.3) sono stati collocati nei diversi blocchi di prova in conformità con le istruzioni del produttore. |
E - L'IT (torque di inserimento) e ISQ (quoziente di stabilimento dell'impianto) sono stati registrati ad ogni 0,5 mm di lunghezza inserita durante l'inserimento dell'impianto, e IE (energia di inserimento) è stato calcolato dalla curva di coppia. |
- F - Il picco IT (PIT), def IT (FIT), IE, e valori ISQ finali sono stati analizzati statisticamente. |
A cura di: Lara Figini, coordinatrice scientifica Odontoiatria33
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