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08 Febbraio 2023

Endodonzia ed estetica: un legame possibile?

Lo abbiamo chiesto al presidente AIE, Nicola Maria Grande. Nell’intervista consigli e alcune considerazioni anche sull’utilizzo degli strumenti digitali


È davvero possibile un binomio tra endodonzia ed estetica? 

“In un piano di trattamento multidisciplinare, che coniughi quindi trattamenti protesici con quelli parodontali e/o ortodontici, anche l’endodonzista può dire la sua”, dice il presidente AIE Nicola Maria Grande (nella foto) collegandosi quindi a quello che sarà il tema del Congresso Nazionale AIE che si terrà a Bologna dal 23 al 25 febbraio

“È importante quindi sapere se, nel corso del trattamento, un elemento dentario debba essere sottoposto a una terapia canalare, perché potrebbe avere dei risvolti dal punto di vista protesico.Inoltre, anche una terapia parodontale potrebbe richiedere un trattamento endodontico e molto spesso l’endodonzista si trova a dover affrontare delle terapie in fase avanzata del trattamento protesico (spesso con qualche notevole complicazione).Pianificare le terapie, quindi, può facilitare le terapie stesse.L’endodonzista deve quindi essere coinvolto fin dalle prime fasi del piano di trattamento, per poter intervenire prontamente sulla sua area di competenza. 


Come restaurare denti trattati endodonticamente? 

Bisogna sottolineare ovviamente che esistono delle differenze tra gli elementi anteriori e quelli posteriori. Per quanto riguarda gli anteriori, sussistono delle problematiche che sono meno legate all’aspetto biomeccanico, per cui si tende ad avere un approccio meno invasivo, preferendo quindi dei restauri parziali. Quando però ciò non è possibile, bisognerebbe cercare di “mixare” la parte estetica con delle faccette, che possono diventare un motivo non solo di miglioramento estetico ma addirittura andare a rinforzare la struttura dentaria residua. Ovviamente, esistono quei casi in cui la corona protesica completa risulta essere l’unica soluzione possibile. Anche in queste situazioni, tuttavia, non bisogna dimenticarsi dell’approccio minimamente invasivo, cercando quindi di mantenere gli spessori dentinali adeguati (soprattutto a livello della dentina pericervicale) non solo in ambito protesico ma anche “dall’interno” (e quindi endodonticamente).Questo concetto di mininvasità si estende anche ai restauri degli elementi posteriori. In questo caso, ovviamente, i risvolti estetici sono minori e per tale motivo si può optare per linee di finitura anche sopramarginali, permettendo così di mantenere (quando possibile) intatto lo spessore della dentina pericervicale.Un trait d’union tra i restauri degli elementi anteriori e quelli posteriori è il posizionamento di perni. La tendenza attuale è quella di utilizzare dei perni solo quando viene davvero a mancare la struttura dentaria residua e si rende quindi necessaria una “foundation restoration”, che consente – andandosi ad ancorare profondamente nel canale – di garantire una certa stabilità al moncone. Per tale motivo, i perni dovrebbero essere utilizzati solo quando si effettuano corone complete, eventualmente anche in associazione ad altre tecniche (quali, ad esempio, l’allungamento di corona clinica).  


Cosa si intende con "endodonzia minimante invasiva" e come può questa pratica essere d'aiuto in ambito estetico? 

Collegandoci a quanto detto poc’anzi, si può dire che l’endodonzia minimamente invasiva mira a mantenere il più possibile tessuto sano residuo, avendo comunque come priorità la detersione dello spazio endodontico e il suo sigillo.Gli strumenti meccanici odierni consentono, grazie alla loro resistenza e alla loro flessibilità, una maggiore conservatività.Non va poi dimenticato l’ausilio della tecnologia, legato all’utilizzo della microscopia e dell’imaging 3D. 


Come gestire l'allungamento di corona clinica dal punto di vista estetico? È meglio preferire un allungamento di tipo chirurgico oppure ortodontico? 

Laddove si hanno elementi trattati endodonticamente che abbiano poca ferula anziché aumentare la resistenza del complesso di ancoraggio (servendosi di perni più grandi o di più perni) sarebbe preferibile esporre un margine dentale minimo che possa sostenere il restauro. L’allungamento chirurgico della corona clinica è ovviamente una delle metodiche “classiche” per raggiungere questo scopo. Tuttavia, non bisogna dimenticare che esistono anche diverse metodiche, con diverse indicazioni (che verranno ampiamente trattate e discusse con relatori di fama internazionale proprio durante il Congresso Nazionale AIE). Tra queste rientrano l’estrusione ortodontica oppure quella chirurgica, con la possibilità anche di effettuare un trattamento di tipo misto (prima ortodontico e poi chirurgico), per accelerare i tempi ed evitare l’inversione dei picchi ossei, che frequentemente si riscontra nei casi di estrusione ortodontica.  


Quali consigli si sente di dare - soprattutto ai più giovani - per approcciarsi al meglio all'endodonzia, in una società che comunque pensa sempre di più all'estetica? 

Sicuramente l’endodonzia spesso risulta essere poco “appetibile”, se paragonata all’implantologia o all’estetica e all’ortodonzia.Tuttavia, non bisogna dimenticare che le problematiche principali dell’attività clinica quotidiana sono legate al mantenimento degli elementi naturali.Per il presidente AIE, questo potrebbe essere un “nuovo trend” (anche dal punto di vista remunerativo, considerato l’inflazionarsi delle altre branche).Il consiglio per i giovani è sicuramente quello di concentrarsi sulle cose che più li appassionano, senza però dimenticare quali sono le reali esigenze dei pazienti.È necessario quindi conoscere le basi della fisiopatologia pulpare e della patologia periapicale, perché molto spesso (per non dire quasi sempre) il dolore che i pazienti riportano è da riferirsi a questo genere di cause e quindi “senza l’endodonzia non si fa neanche il resto”.  

A questo link informazioni sul Congresso AIE 

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