Per il presidente CAO Cuneo la questione è il diritto del paziente ad affrontare il pagamento come crede e senza discriminare il privato verso il pubblico
Egregio direttore,
la recentissima novità introdotta dalla legge finanziaria che esclude la possibilità di detrarre le spese sanitarie se sostenute in contanti, ma solo nelle strutture private, sembra essere la più importante e seguita in questi primi giorni dell’anno con prese di posizione varie da parte di sindacati, istituzioni, associazioni di consumatori.
Ma sembra, a mio modesto avviso, che sfugga quella che è la vera questione: il diritto del paziente alla salute, il diritto di scegliersi il curante, il diritto di affrontare la spesa come meglio crede. Infatti la Costituzione stessa lo afferma come diritto inalienabile, tanto è vero che lo Stato stesso prova a farsene carico attraverso il Sistema Sanitario pubblico, o prevedendo forme di risparmio fiscale qualora la prestazione non sia prevista dai Lea o, come spesso accade, possa essere fornita solo in tempi biblici.
Per l’odontoiatria a oggi (dati ISTAT) solo l’11 per cento della popolazione adulta si rivolge al sistema pubblico o al convenzionato. Il restante 90 per cento? In spesa privata.
Nulla voglio dire sulla ratio dell’incentivo ai pagamenti tracciabili, se non che, ancora una volta, si cerca di attribuire a noi la veste di evasori impenitenti da redarguire; nulla voglio dire qui sui numerosi punti oscuri che ne renderanno macchinosa l’applicazione.Sarà compito del sindacato far sì che non si traduca in maggiori adempimenti, maggiore burocrazia, maggiori costi per gli studi.
Questa giustamente è una battaglia “corporativa” e va combattuta con convinzione e spero risultati dalle varie sigle, nei modi, nei tempi e nelle sedi opportune. Ma la vera battaglia che va fatta a difesa di tutti i cittadini è far notare al legislatore che in Costituzione non trovo scritto che l’esercizio dei propri diritti dipenda dal possesso di un conto in banca.
E si fa non citando penosamente a sproposito i disagi della “povera vecchina”, ma manifestando tutta la propria indignazione per una norma profondamente discriminatoria, lesiva dei diritti fondamentali. Le regole, giuste o sbagliate, devono essere uguali. Per tutti. E’ una questione di civiltà.
Dott. Gian Paolo Damilano, presidente CAO Cuneo
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