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01 Giugno 2021

La questione dei laureati all’estero e delle opportunità per i laureati italiani

Per ogni problema complesso c'è una soluzione semplice che è sbagliata”. Il prof. Campolongo cita George Bernard Shaw per commentare 


È almeno dal 2014 che il problema degli odontoiatri laureati all’estero (400 all’anno) e conseguentemente il problema della distorsione nel calcolo del fabbisogno di odontoiatri, di tanto in tanto, torna di attualità. 
Un anno fa, un DiDomenica di luglio aveva stimolato una serie di commenti rispetto ai quali i Rappresentanti dell’Associazione Nazionale Primari Ospedalieri (ANPO) in seno al Gruppo tecnico sull’odontoiatria (GTO) del Ministero della Salute avevano proposto, nell’articolo a Odontoiatria33 del 9 luglio, una sintesi del problema nell’ottica, mai adeguatamente condivisa, del potenziamento dell’odontoiatria pubblica. I professori Di Lenarda e Lo Muzio, nel loro intervento su Odontoiatria33 del 27 maggio, ritengono la proposta (Odontoiatria33 del 25 maggio) del Presidente della Commissione per gli iscritti all’albo degli odontoiatri (CAO) nazionale, Raffaele Iandolo di ridurre il numero di laureati in Italia per compensare il numero dei laureati all’estero, “oggettivamente sorprendente”. 

Volendo per un momento prendere in considerazione la soluzione proposta da Iandolo, la mente è portata subito a pensare che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi … il più delle volte le soluzioni semplici sono soluzioni tampone che nulla cambiano rispetto al problema affrontato. 

La riflessione del Presidente della CAO nazionale, rispetto al fenomeno dei laureati all’estero in odontoiatria:uno su quattro si laurea all’estero (il problema) e “una programmazione corretta ed efficace” (la soluzione), è infatti, nella sua semplicità, incurante del principio di equità rispetto al diritto allo studio (studio inteso quale percorso formativo e non come ambulatorio). Secondo Raffaele Iandolo qualsiasi sia il motivo che determina il fenomeno dei laureati all’estero in odontoiatria, “non possiamo non tener conto di questo fenomeno ai fini di una programmazione corretta ed efficace”. 

Argomentazione difficile da accettare visto che il fenomeno delle lauree all’estero è registrato da anni, ed è proprio interrogarsi su quale sia la ragione di tale fenomeno e la ricerca di una soluzione quello che si dovrebbe fare. La soluzione non è semplice ma è necessaria nel rispetto di quei giovani, non figli d’arte, che vorrebbero accedere alla professione odontoiatrica avendo le stesse opportunità dei coetanei più fortunati. 

Brevemente vediamo come si accede, in Italia, al Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria. 

Il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria (CLOPD), è stato istituito in Italia con il DPR 135 del 1980, adeguando così l'ordinamento degli studi dell’Italia agli altri Paesi membri dell’Unione Europea con la creazione di una figura professionale, l’odontoiatra, ben distinta rispetto a quella del medico. Il percorso di studi della Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria prevede che per essere ammessi alla facoltà bisogna superare una prova di ammissione predisposta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il cui contenuto identico è sul territorio nazionale.

Il numero degli ammessi nelle singole sedi tiene conto della disponibilità di personale docente, di strutture didattiche (aule e laboratori) e di strutture assistenziali utilizzabili per la conduzione delle attività pratiche di tirocinio. In ottemperanza con le direttive europee ed in riferimento al tirocinio clinico, si è resa indispensabile una congruità tra numero di studenti iscritti al corso di laurea e potenzialità formative degli Atenei e pertanto è stato introdotto anche in Italia il numero programmato di iscrizioni in base alla disponibilità di strutture didattiche, cliniche e di docenti.Il superamento di un test d’ammissione, uguale al test d’ammissione per medicina e chirurgia, consente l’inserimento del potenziale studente nella graduatoria di merito. Il test di ammissione è molto selettivo – nel 2018 non sono risultati idonei il 38,3% dei candidati - e spesso è necessario sostenerlo più volte, anno dopo anno, prima di riuscire a superarlo: il rapporto ammessi al corso /iscritti alla prova di ammissione è molto variabile in base alla sede universitaria e un valore medio di 1/6 è un valore verosimile secondo Skuola.net. 

Queste le regole per essere ammessi al percorso di studi della Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria in Italia. 

Rispetto al numero dei posti a disposizione la FNOMCeO, per l’anno accademico attualmente in corso, aveva preso posizione ritenendo le determinazioni del Ministero dell’Università e Ricerca eccessive rispetto al reale fabbisogno: troppi, a parere della CAO, i 1.231 posti per Odontoiatria, seppure inferiori al fabbisogno previsto di 1.312. 

La CAO riteneva infatti che il fabbisogno formativo espresso in numero di accessi al CLOPD per l’anno accademico 2020-2021 doveva essere ridotto di almeno 200 unità a fronte delle oltre 400 unità (media ultimi 5 anni) provenienti dalle lauree estere.Un totale di 890, numero che corrisponderebbe alle differenze tra il numero previsto per il 2024 (1.290) e la media proiettata delle lauree estere negli ultimi 5 anni (400) è il numero che la CAO riteneva giusto per le immatricolazioni dell’aa 2020-2021. Nel 2020 i nuovi iscritti all’Albo degli odontoiatri con una laurea conseguita all’estero sono stati il 25 % (409) sul totale delle nuove iscrizioni (1.654). Il Presidente della CAO nazionale ricorda che il fabbisogno di odontoiatri indicato dal MIUR, “non tiene conto, se non in misura marginale, della pletora di Odontoiatri che, tra sei anni, conseguiranno la laurea all’estero, ma torneranno a iscriversi in Italia. Con difficoltà per tutti a trovare un impiego adeguato e con prospettive di sottoccupazione se non inoccupazione”. 

Ora, volendo per il momento sorvolare sul reale fabbisogno annuale di neolaureati in odontoiatria sorge spontaneo porsi alcune domande:

  • è normale che un quarto dei nuovi iscritti all’Albo degli odontoiatri abbia conseguito una laurea all’estero evitando così il necessario test di ammissione ad analogo percorso formativo in Italia?
  • è normale che in tal modo sia privilegiato chi ha maggiore capacità di spesa e può permettersi di accedere, pagando, ad una offerta formativa privata all’estero facendo venir meno il principio di equità di accesso al diritto allo studio?
  • è normale che in tal modo si creino “difficoltà per tutti a trovare un impiego adeguato e con prospettive di sottoccupazione se non inoccupazione” come ricorda Iandolo? 

Tutto ciò evidentemente non è normale e allora la “semplice” proposta di ridurre il numero degli accessi al percorso formativo in fase di programmazione appare inadeguata rispetto al complesso “problema” dell’esercizio della professione. Se la programmazione deve intervenire a garanzia del corretto esercizio della professione allora è legittimo, e forse doveroso, esprimersi rispetto alle distorsioni evidenziate nell'accesso allo studio e al lavoro. Volendo entrare nel merito del fabbisogno formativo è legittimo, e forse doveroso, chiedersi perché non si ritenga innaturale che esista quasi esclusivamente l’odontoiatria privata privando della possibilità di “uno sbocco nel pubblico” i giovani laureati.

Come è legittimo, e forse doveroso, chiedersi perchè non si opera per un riequilibrio pubblico-privato a favore di quei giovani laureati, professionalmente orfani, che non hanno la fortuna di continuare l’attività di famiglia. 

Sono riflessioni che attengono ad aspetti di politica, di programmazione e di etica sanitaria di interesse generale che hanno un sicuro impatto sulla professione del futuro.

In qualità di rappresentanti dei Primari di odontoiatria e odontostomatologia aderenti all’associazione ANPO riteniamo che componenti il  Gruppo Tecnico sull’odontoiatria (GTO) presso il Ministero della Salute debbano affrontare, in un contesto istituzionale, tali tematiche che interessano non solo la professione odontoiatrica ma, più in generale e forse in modo più rilevante, la salute dei cittadini. Nell’ultima riunione del GTO, dicembre 2019, è stata approvata la proposta di abolizione del requisito della specializzazione per l’accesso ai ruoli della dirigenza sanitaria, riflettere ora sulla problematica della programmazione sarebbe utile per non ritrovarci, tra un anno, a dover riscrivere quanto già esposto anche se … non c’è due senza tre nel qual caso … 

Fulvio CampolongoAntonio Maria Miotti: Componenti del Gruppo Tecnico sull’odontoiatria (GTO) presso il Ministero della Salute

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