Lo chiede la dott.ssa Biancucci che indica nelle Istituzioni ed in particolare nell’Ordine chi deve farsi carico di trovare soluzioni affinché si evitino altri casi simili
Gentile Direttore, di recente abbiamo saputo dai media di un fatto di cronaca piuttosto inquietante: una ragazza siciliana muore in concomitanza di una rinoplastica dopo essersi affidata a due professionisti reperiti su TikTok, di cui è probabile sapesse solo quanto da loro pubblicato in termini di autopromozione, come del resto fanno molti sedicenti chirurghi estetici, medici estetici e odontoiatri, questi ultimi ormai abilitati a trattare l’intero volto. Saranno le indagini giudiziarie a fornirci le eventuali responsabilità degli operatori prima di mettere alla gogna due medici, salvo quanto ci viene riferito dal gossip: igiene scadente, mancata autorizzazione sanitaria del centro e notizie di questo genere.
Ma il punto su cui voglio soffermarmi è la crescente tendenza da parte dei cittadini ad affidarsi a dr. Internet e ai social media cadendo nella trappola dell’autopromozione fatta da chi recluta i pazienti/clienti su queste piattaforme, a volte millantando credenziale non sempre veritiere. Per fortuna esiste ancora il tradizionale passaparola che il più delle volte ci fa sentire garantiti nel toccare con mano i risultati di medicina e/o di odontoiatria estetica ottenuti su amici e parenti.
A questo proposito è intervenuto anche Filippo Anelli, presidente FNOMCeO, con suggerimenti piuttosto vaghi: controllare iscrizione, abilitazione e eventuale specializzazione sull’anagrafica della Federazione, anagrafica peraltro sconosciuta ai cittadini. Fa anche riferimento alla medicina estetica, che non esiste come specializzazione universitaria, invitando i professionisti sanitari a dare le opportune informazioni: “Circa, invece, la formazione per la medicina estetica non esiste una specializzazione ufficiale in questo campo; la medicina estetica può essere praticata da tutti i medici. Certamente, ad esempio, i chirurghi, i chirurghi plastici, i dermatologi, gli otorini sono tra quelli più formati per svolgere questo tipo di attività, ma ogni medico può intraprendere un percorso di formazione specifica e esercitare sulla base delle competenze acquisite sul campo. Anche in questo caso, però, il medico ha il dovere di illustrare al cittadino il proprio percorso formativo, le competenze e i titoli acquisiti”.
Va bene che debba essere il medico a far conoscere il proprio percorso formativo, ma possiamo davvero fidarci delle informazioni date?
Sono tutti così onesti?
Io non credo, e sui social ci sto, scrivo ma osservo anche. Quanti millantano competenze che non hanno?
Credo molti. Come avrà fatto la povera ragazza a ottenere informazioni?
Lei non può più dircelo, ma sicuramente saranno i familiari a chiarire questo punto, che è peraltro cruciale perché ci dice su che base la scelta è ricaduta sui due medici romani.
Certo che con il senno di poi (di cui son piene le fosse!) potremmo suggerire di cercare un medico e/o odontoiatra nei registri che troviamo online ma peccato che si tratta di algidi elenchi forniti da alcune associazioni (FIME, Agorà, OMCeO Milano, ecc) che ai fini di una scelta consapevole e informata lasciano il tempo che trovano. E neppure possiamo pretendere che le persone non utilizzino internet e i social anche per la propria salute e per soddisfare i legittimi bisogni estetici visto che viviamo nell’era della comunicazione, spesso veloce e utile, a volte fuorviante e mistificatrice come è il caso delle continue fake news.
E allora che fare? Chi può mettere le mani in questo pericoloso caos?
Sono convinta che a farsene carico debbano essere le Istituzioni, primo fra tutti l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri, la cui primaria funzione è la tutela dei cittadini e della salute pubblica.
E proprio perché sono convinta, metterò tale questione all’ordine del giorno della nuova CAO Torino, a cui mi onoro di appartenere, affinché altre Margaret Spada non vengano più a mancare alle loro famiglie.
Patrizia Biancucci
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