Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di venerdì 13 marzo, il decreto legislativo 4 marzo 2015 n. 23 contenente disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, più conosciuto come Jobs Act, è legge.
Tra le novità che possono interessare studi odontoiatrici e laboratori odontotecnici le agevolazioni per chi assume o trasforma i contratti atipici in indeterminati.
Questi lavoratori (quelli assunti dopo il 7 marzo 2015) saranno regolamentati con il nuovo contratto a "tutele crescenti" ; l'obiettivo della norma è di dare delle tutele ai lavoratori nel caso in cui vengano licenziati illegittimamente da parte del datore di lavoro ma anche dare meno vincoli e più incentivi a chi assume .
Le tutele verso il lavoratore si ampliano con l'aumento dell'anzianità di servizio presso la stessa azienda ma al contempo viene consentita l'interruzione del rapporto di lavoro senza possibilità di reintegro, salvi i casi particolari che sono regolamentati dalla norma.
Sul fronte dei vantaggi i datori di lavoro che opteranno per assunzioni a tempo indeterminato con il nuovo contratto potranno beneficiare dell'esonero contributivo per un periodo massimo di 36 mesi e un importo massimo pari a 8.060 euro su base annua.
Buone notizie anche sul fronte della Cassa integrazione in deroga. E' di oggi la notizia secondo la quale il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Confprofessioni contro l'esclusione dei professionisti dagli ammortizzatori sociali.
Con l'ordinanza n. 1108 depositata l'11 marzo scorso, la sesta sezione del Consiglio di Stato ha accolto l'appello cautelare presentato da Confprofessioni sospendendo l'esecuzione dell'ordinanza del Tar Lazio che aveva confermato l'esclusione dei dipendenti degli studi professionali dalla Cig in deroga, contenuta nel decreto ministeriale del 1 agosto 2014, respingendo l'istanza di sospensiva chiesta sempre da Confprofessioni.
I giudici amministrativi avrebbero condiviso la tesi di Confprofessioni secondo la quale il decreto interministeriale, nel restringere i beneficiari della cassa in deroga solo agli imprenditori definiti in base all'articolo 2082 del Codice civile, non ha "tenuto conto dei vincoli comunitari in materia di definizione di impresa".
La mancata sospensiva del decreto 1° agosto, ha sostenuto Confprofessioni davanti al Tar, avrebbe comportato "l'effettiva e grave compromissione della attività economica del comparto in questione e dei livelli occupazionali da questi assicurati". Motivazione sufficiente al Consiglio di Stato per ribaltare l'ordinanza del Tar Lazio, chiamata ora ad affrontare le questioni di merito relative al decreto del 1° agosto 2014 e all'esclusione degli studi professionali dalla platea dei beneficiari della Cig in deroga.
Soddisfatto della decisione Roberto Callioni, Vicepresidente Confprofessioni e past-president ANDI, che ricorda come il provvedimento azzeri una ingiusta discriminazione tra i dipendenti degli studi professionali e gli altri.
"Gli studi professionali -ricorda Callioni- costituiscono un formidabile bacino di occupazione sopratutto femminile. Precludere agli studi professionali di ricorrere alla cassa integrazione avrebbe danneggiato, in primo luogo proprio i dipendenti che non avrebbero potuto godere di un importante ammortizzatore sociale. Siamo fiduciosi che il Ministero del Lavoro possa dare al più presto attuazione all'ordinanza del Consiglio di Stato".
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