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27 Marzo 2009

Denti rivelatori nel continente americano

di Debora Bellinzani


Le informazioni fornite dai denti possono essere preziose addirittura a distanza di millenni. Per gli archeologi, naturalmente: il riferimento è al caso di resti dentali rinvenuti nel territorio del Perù che hanno consentito di retrodatare la nascita dell'agricoltura nel continente americano. “Già in precedenza si supponeva che la coltivazione di piante commestibili fosse precedente al 4000 a.C., ma non è semplice rinvenire i resti di vegetali coltivati o di insediamenti che possano testimoniare il passaggio a un tipo di sussistenza legato all'agricoltura” spiega Dolores Piperno, ricercatrice presso il Dipartimento di antropologia dello Smithsonian National Museum of Natural History di Washington, negli Stati Uniti. “Il mio gruppo di ricerca, attraverso tecniche innovative, è riuscito a trovare le prove mancanti in un calcolo dentale in un reperto risalente al 6000 a.C. circa che le ha 'conservate' fino ai nostri giorni: lì, infatti, erano rimasti intrappolati resti riconoscibili di vegetali come arachidi e legumi che sicuramente sono stati coltivati dall'uomo”.
Le prove rinvenute, nel loro insieme, fanno supporre che tra l'8000 (quando l'agricoltura si sviluppava anche inMedio Oriente) e il 6000 a.C. le valli delle Ande Centrali furono abitate da popolazioni organizzate in piccoli gruppi di cacciatori e pescatori che cominciarono ad adottare modi di vita più sedentari, e affiancarono alle loro attività di sussistenza anche la coltivazione di piccole aree. “Si ha prova che verso il 6500 le comunità diventarono numericamente più consistenti, segno di un sempre maggiore affidamento a una fonte di sostentamento controllabile, fino a che, dopo il 5500 a.C. circa, le popolazioni dell'area furono completamente dipendenti dall'agricoltura per la sopravvivenza, costruirono canali di irrigazione e escogitarono i sistemi per rendere l'agricoltura intensiva” conclude Piperno; “tracce di questa evoluzione secolare verso nuovi modi di vita che hanno consentito di controllare in modo più efficace le fonti di cibo sono state 'nascoste' nella dentina e oggi, con tecniche sofisticate che non danneggiano i tessuti, sono state portate alla luce”.

GdO 2009; 3

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