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30 Maggio 2022

Varenne e la salute orale

Nel suo Agorà del Lunedì il prof. Gagliani analizza quanto indicato da WHO come obiettivi per il 2030 in tema di salute orale: prevenzione ma anche attenzione ai nuovi fattori di rischio

di Massimo Gagliani


Quando ho visto il nome Varenne non ho saputo resistere; un incallito amante del trotto che trova questo leggendario nome tra “robe di denti”. Benoit Varenne è, per contro, il responsabile dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) per l’Odontoiatria e, in una sua nota apparsa su JADA, la rivista di riferimento del mondo odontoiatrico statunitense, declina il tema dell’odontostomatologia con orizzonte 2030.

Come dovrà essere la nostra disciplina nel 2030?  

Difficile a dirsi ma, come avrebbe detto De Gaulle “Vaste Programme”… Il Dr Varenne invece vuole ritornare alle origini: l’odontoiatria è, essenzialmente, prevenzione; il che non vuol dire solamente scoraggiare l’insorgenza di carie e malattia parodontale, ma anzi significa comprendere le miriadi di nuovi fattori di rischio, tra cui fumo, alcool e parafunzioni, per informare adeguatamente i pazienti sui possibili danni in agguato.  

Sarebbero proprio queste nuove variabili a determinare sempre maggiori danni alle strutture dentali e alle mucose di pazienti di ogni età.  

Certo lo scritto, pubblicato nel numero di maggio, è molto ricco di “whishful thinking” ovvero di quelle idee, banali e meravigliose, la cui messa in pratica passa per una serie di fortunate coincidenze; rimane il fatto che, a oggi, metà della popolazione mondiale non abbia accesso alle cure odontoiatriche e quasi i due terzi non possa affrontare cure idonee alla salvezza delle loro dentature.  

L’orizzonte che si è dato il WHO è quello del 2030; sei sono i punti su cui si articola.   In ordine di apparizione: la gestione dei sistemi che dovrebbero avere cura della salute orale, la sensibilizzazione alla salute orale e alla prevenzione ad essa legata, la creazione di occupazione per provvedere alla salute specifica, le modalità con cui generarla, la composizione di reti informative idonee e, per dirla all’anglosassone, “last but not least”, un’agenda che connetta i progetti di ricerca correlati a questa disciplina.  

Come avrebbe detto De Gaule: “Vaste programme”.        

Photo Credit. Varenne.it 

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