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28 Luglio 2026

AI in odontoiatria: i dentisti la vogliono per gestire lo studio, non per decidere le cure

Negli Stati Uniti il 43,3% degli odontoiatri utilizza già strumenti di AI. La tecnologia convince per burocrazia e segreteria, ma non sostituisce il giudizio professionale


ADA

L’intelligenza artificiale sta conquistando spazio anche negli studi dentistici, ma il suo utilizzo resta concentrato soprattutto nelle attività organizzative e amministrative. È quanto emerge da una nuova indagine dell’Health Policy Institute (HPI) dell’American Dental Association (ADA), condotta attraverso il panel trimestrale che monitora lo stato dell’economia odontoiatrica negli Stati Uniti.

I dati mostrano come l’AI sia ormai una realtà consolidata per una parte significativa della professione. Il 43,3% dei dentisti intervistati dichiara infatti di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per almeno una funzione all’interno dello studio, mentre un ulteriore 26,4% prevede di adottarli in futuro. Nel complesso, quasi sette professionisti su dieci hanno già introdotto o stanno valutando di introdurre queste tecnologie nella propria attività.

AI convince per gestione appuntamenti e burocrazia

L’analisi evidenzia che l’interesse dei dentisti si concentra soprattutto sugli strumenti in grado di migliorare l’efficienza operativa. A metà del 2026, l’ambito di utilizzo più diffuso riguarda l’imaging e il supporto diagnostico, adottato dal 22,8% degli intervistati.

Altri impieghi rilevanti includono la verifica delle coperture assicurative (13,6%), la spiegazione ai pazienti dei risultati clinici (13,2%), la gestione dei social media (10,7%), l’analisi delle performance aziendali dello studio (10,1%) e le procedure di accettazione e front desk (10,1%).

La tendenza appare ancora più evidente osservando le intenzioni future. Tra i professionisti che oggi non utilizzano l’AI, il 34,8% prevede di adottarla per la compilazione automatica di cartelle cliniche e note operative, mentre il 32,6% intende impiegarla per le procedure assicurative. Anche l’imaging diagnostico continua ad attrarre interesse, con il 25,4% dei dentisti che prevede di introdurre queste soluzioni nei prossimi anni.

Secondo i ricercatori dell’ADA, la principale opportunità per l’intelligenza artificiale nel breve termine consiste proprio nella riduzione del carico amministrativo, un problema che interessa non solo l’odontoiatria ma più in generale l’intero sistema sanitario.

Le motivazioni dell’uso dell’IA

L’apertura verso l’AI non nasce soltanto dall’entusiasmo per le nuove tecnologie. Lo studio colloca infatti questa evoluzione in un contesto caratterizzato da persistenti difficoltà organizzative. Molti studi dentistici statunitensi continuano a confrontarsi con una carenza di personale, in particolare di igienisti dentali e altre figure di supporto.

Parallelamente, i dentisti dedicano una quota crescente del proprio tempo a mansioni non cliniche. Secondo i dati richiamati dall’HPI, circa un terzo dei professionisti, il 32,4%, si considera sovraccarico di lavoro. In questo scenario, l’intelligenza artificiale viene percepita da molti come uno strumento capace di compensare almeno in parte le inefficienze organizzative e le difficoltà di reperimento del personale.

Le decisioni cliniche restano dell’odontoiatra

Se l’AI viene accolta favorevolmente nella gestione dello studio, il discorso cambia radicalmente quando si entra nel campo delle decisioni cliniche. Qui emerge una netta barriera culturale e professionale.

Meno del 5% dei dentisti intervistati riferisce di utilizzare attualmente l’intelligenza artificiale per formulare raccomandazioni terapeutiche ai pazienti. Ancora più significativo è il dato sulle intenzioni future: l’82,6% afferma di non avere alcun programma di adottare l’AI per le decisioni di trattamento.

Anche l’utilizzo per spiegare risultati clinici ai pazienti incontra forti resistenze. Il 68,3% dei professionisti dichiara infatti di non essere interessato a impiegare questi strumenti in tale ambito.

La ricerca identifica quindi una chiara linea di demarcazione. I dentisti sembrano disponibili ad affidare all’AI compiti amministrativi, gestionali o di supporto, ma continuano a considerare il giudizio clinico come una responsabilità eminentemente umana.

Fiducia limitata e timore di errori

Le risposte qualitative raccolte dall’indagine aiutano a comprendere le ragioni di questa prudenza. Molti professionisti riconoscono il potenziale dell’intelligenza artificiale come strumento complementare, ma temono che possa indurre alcuni colleghi a ridurre il ricorso alle proprie competenze diagnostiche.

Altri sottolineano la necessità di una costante supervisione umana, evidenziando come le prestazioni degli algoritmi non siano ancora sufficientemente affidabili per sostituire la valutazione professionale. Diversi dentisti intervistati riferiscono inoltre esperienze poco convincenti nei sistemi di lettura radiografica assistita dall’AI, giudicati ancora suscettibili a errori e falsi positivi.

Il rischio percepito è che l’eccessiva fiducia negli algoritmi possa tradursi in diagnosi scorrette, sovratrattamenti o decisioni terapeutiche inappropriate. Per questo motivo l’intelligenza artificiale viene vista prevalentemente come un supporto e non come un sostituto dell’esperienza clinica.

L’ADA punta sulla trasparenza dei modelli

Per favorire una maggiore fiducia nell’utilizzo clinico dell’AI, l’American Dental Association sta lavorando allo sviluppo di uno standard dedicato alle cosiddette “AI model fact labels”. Si tratta di etichette informative che dovrebbero descrivere in modo chiaro le finalità del sistema, i dati utilizzati per l’addestramento, i metodi di validazione, le prestazioni, i limiti e il contesto appropriato di utilizzo clinico.

L’obiettivo è consentire agli odontoiatri di valutare con maggiore consapevolezza l’affidabilità degli strumenti disponibili sul mercato e favorire un’adozione responsabile delle nuove tecnologie.L’argomento avrà inoltre un ruolo significativo nel progetto strategico “Oral Health 2050” dell’ADA, iniziativa che punta a delineare l’evoluzione della professione odontoiatrica nei prossimi venticinque anni. Un gruppo di esperti del settore sarà chiamato a definire la visione futura dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti all’interno dell’odontoiatria. 

A questo link la ricerca ADA 

Photo Credit: ADA 


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