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09 Giugno 2024

Un’iniezione per far crescere i denti mancanti: che meraviglia!

di Massimo Gagliani


La notizia è stata ripresa, con l'enfasi della rivoluzione, anche dai più importanti giornali e TG generalisti, anche dal sito della Gazzetta dello Sport, con questo titolo (questo quello del lancio dell’agenzia AdnKronos): “Un'iniezione per restituire i denti a chi li ha persi o non li ha mai avuti". Notizia ripresa/copiata, ahinoi, anche da alcuni siti di settore (non Odontoiatria33) senza approfondire e spiegare.

Da dove nasce la notizia, dall'annucio di una start-up giapponese annuncia che partirà la sperimentazione sull’uomo dopo aver avuto dei risultati soddisfacenti sui topi. 

La mancanza di uno o più denti, agenesia, è riscontro non frequentissimo nella popolazione ma, se depurato dalla percentuale tutt’altro irrilevante riguardante i denti del giudizio, non raggiunge lo 0,2 o 0,3 % della popolazione. 

Questo problema ha numerose soluzioni pratiche la cui messa in atto è assolutamente codificata da protocolli ortodontici solidi per i quali non bisogna svenarsi né stracciarsi le vesti. Per l’altra necessità gli impianti possono essere tranquillamente prescelti con risultati a lungo termine assai soddisfacenti. 

A leggere tra le righe dello studio, assai ricco di distinguo, la soluzione biochimica adottata potrebbe riguardare solo la popolazione che abbia una di queste patologie congenite e non sia invece adattabile alla stragrande maggioranza della popolazione che ha perso i denti o per carie o per malattia parodontale.
Non è escluso che questa soluzione, proseguendo le ricerche, possa essere perseguita anche in questa fascia assai larga di popolazione; rimangono numerosi dubbi a riguardo, non solo per il trasferimento della sperimentazione dall’animale all’uomo, ma anche per il fatto che analoghe sperimentazioni hanno avuto luogo sin dai primi anni del secolo in corso e le notizie non sono state confortanti. 

La notizia, tuttavia, dischiude due altri scenari che vanno oltre l’odontoiatria: il primo è quello delle pubblicazioni scientifiche, il secondo è quello della divulgazione delle stesse. 

L’ossessivo meccanismo anglosassone del “publish or perish”, detto in soldoni “o pubblichi o muori”, sta invadendo il mondo accademico; l’arrivo sulla ribalta delle pubblicazioni “open access”, ovvero accessibili a tutti gratuitamente, ha innescato meccanismi che definisco perversi. Paghi e pubblichi la prima conseguenza, decine di giornali “open access” si sostengono non già con gli abbonamenti ma con i contributi degli autori… a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Per giudicare la qualità di alcuni studi scientifici basterebbe leggere gli abstract raffazzonati e privi di ogni senso logico senza addentrarsi sulla qualità del lavoro stesso; del resto, tutti teniamo famiglia e chiudere un numero di una rivista con dieci articoli risulta più importante che guardare con scrupolo alla qualità dei lavori ospitati, soprattutto se pagati. A buon intenditor poche parole.Il proliferare di queste “scoperte scientifiche”, rese accessibili a un pubblico di non addetti ai lavori, funziona da detonatore: spesso, come nel caso citato, alimentando false speranze su basi scientifiche tutte da verificare.Un vero labirinto di informazioni all’interno delle quali diventa difficile destreggiarsi anche da parte degli operatori più esperti. 

Soluzioni? 

Difficili da rinvenire proprio per il meccanismo astruso che questo volano mediatico alimenta.“I was born in a crossfire hurricane …” cantavano gli Stones nel pirotecnico 1968; l’intramontabile “Jumpin’ Jack Flash”, rievocazione ridanciana di un periodo fatto di fuochi fatui e improvvisi da parte di chi, nato nel 1943, i fuochi veri li aveva visti sul serio.Il riff di chitarra scandito da Richards un marchio inconfondibile, un pugno allo stomaco e un inno alla ribellione. 

Ho vissuto odontoiatrie diverse, non certo in cruenti fuochi incrociati ma in dispute dal grande significato clinico, oggi che queste dispute si vanno esaurendo sorrido a questi petardi (jack flash) dell’informazione acquistati al mercato rionale delle pubblicazioni a pagamento.


Immagine di copertina non reale, generata con un programma di intelligenza artificiale

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