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07 Luglio 2024

Formazione professionale basata su competenza specifica connessa alle altre discipline

di Massimo Gagliani


In uno degli ultimi numeri del British Dental Journal mi è caduto l’occhio su un intervento, a me parso molto pertinente, di un collega del King’s College di Londra. Adam Hasam, con il sottile spirito speculativo anglosassone, mette in campo due sostantivi all’apparenza simili, ma radicalmente differenti nel contenuto: “competence” e “competency”.  

Volessimo basarci solo sul dizionario tascabile le differenze sarebbero risibili e il castello edificato attorno ai due termini crollerebbe con il soffio di un bambino. Nella realtà, inoltrandoci in dettagli tutt’altro che infernali, possiamo continuare l’esame del manoscritto che racchiude non poche fonti di ispirazione per la formazione odontoiatrica futura. Divagando, come è obbligatorio fare la domenica, parlando di isole oltre la Manica non può non venire in mente un grande della musica di quelle lande: Van Morrison. “Van the Man”, nome che racchiude la totalità musicale di uno tra i grandi della musica moderna, ha perfettamente coniugato la competenza nel maneggiare le note con la capacità di organizzarle in contesti e in consessi tra i più vari. Van ha sempre conosciuto i generi musicali nei quali si è addentrato nei dettagli ma ha condensato filoni ispiratori giovanili e adulti in prodotti, diversi per fattura, ma molto omogenei per cifra artistica. Non è un caso che sia riconoscibile al volo. Tanto per fare un esempio, il lamento onirico del di Into the Mystic e l’irrefrenabile allegria di Did ye get Healed (meravigliosa nel live di San Francisco) sembrano figlie di due stagioni agli antipodi, nella realtà sono due momenti espressivi differenti consentiti da una competenza intrinseca musicale (Van suona vari strumenti con perizia) che si declina al singolare e al plurale.  

Questo per esplicitare l’esigenza che l’odontoiatria futura dovrà avere; competenze specifiche estremamente elevate ma competenze nell’ambito della connessione tra le discipline che saranno inderogabili proprio per giungere al vero fulcro della materia: l’appropriatezza delle scelte terapeutiche.  

Su questo giriamo attorno come orche in cerca di foche ma, contrariamente alle balene voraci, dimentichiamo di azzannare il problema: non lo prende di petto la formazione “undergraduate” e lo elude la parte di “post-graduate”, così asservita al tecnicismo e alla ricercatezza delle soluzioni estreme.  

Ciò non vuol dire che l’eccellenza debba essere sconfessata, ma che la solidità dell’impianto (non quello osteointegrato) conoscitivo debba essere fondata su concetti, profondamente trasformati in questo periodo, le cui basi siano fortemente ancorate alla riproducibilità delle procedure cliniche nelle mani di differenti operatori e sulla capacità di questi ultimi di saper correre su terreni lavorativi resi lisci da scelte terapeutiche in cui il vecchio buonsenso trovi ancora cittadinanza.    


Per approfondire:

Hasan, A. (2024). "Competence-based dental education". British Dental Journal 236(12): 933-933.  

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