Il Consulenti fiscali AIO analizzano l’ultima Circolare delle Entrate sui controlli fiscali e consigliano attenzioni e documentazione da predisporre
“Sapere quali sono le strategie dell’Agenzia delle Entrate può essere utile non solo per valutare con maggiore attenzione eventuali posizioni di rischio ma, soprattutto, per precostituire documenti, o prove in genere, che possano tornare utili in futuri controlli”. A ricordarlo sono i consulenti fiscali di AIO Alessandro ed Umberto Terzuolo (nella foto), dottori commercialisti dello studio Terzuolo Brunero & Associati di Torino e Milano.
L’occasione è la Circolare dell’Agenzia delle Entrate con cui vengono chiarite ai vari funzionari e alle sedi territoriali le modalità e le tipologie di controllo da effettuare nei prossimi 12 mesi. L’utilizzo delle banche dati, e gli incroci che ne derivano, per poter verificare eventuali incongruenze su possibilità di spesa oppure operazioni “sospette” è certamente una delle armi in mano all’Amministrazione finanziaria, ricordano gli esperti, ma, nello specifico, come le indicazioni fornite a chi deve effettuare i controlli, Uffici territoriali delle Entrate e Guardia di Finanza, possono interessare il settore dentale, quindi professionisti e piccole imprese?
“Dalle indicazioni fornite tra i contribuenti che finiranno probabilmente sotto la lente delle Entrate ci sarà chi ha aderito al regime forfettario (valido per chi fattura fino a € 65.000 all’anno), con due principali finalità: la prima sarà quella di verificare l’effettiva presenza dei requisiti necessari ad aderire a questo regime di vantaggio, mentre la seconda sarà quella di verificare i contribuenti che deducono costi rilevanti provenienti da questi soggetti che, lo ricordiamo, non sono tenuti per legge ad emettere fatture elettroniche e quindi potrebbero, secondo la logica di sospetto dell’Amministrazione finanziaria, celare comportamenti di evasione o frode”.
Per i professionisti e le piccole imprese i dottori Terzuolo indicano in quattro le situazioni che potrebbero innescare un approfondimento da parte delle Fisco:
1) Presenza di elevato importo dei costi cosiddetti residuali (ossia quei costi generali non legati a personale dipendente, collaboratori odontotecnici, ammortamenti di beni strumentali, acquisti di materiale dentale). I costi residuali sono inseriti nel rigo RE19 della dichiarazione dei redditi (per i professionisti) tra cui la parte deducibile delle spese connesse ad autovetture, la parte deducibile delle spese connesse agli immobili utilizzati anche per la vita privata (c.d. uso promiscuo), la parte deducibile dell’IRAP e dell’IMU, nonché i costi relativi all’assicurazione professionale. “La logica –commentano i consulenti fiscali AIO- secondo cui un elevato valore di costi residuali risulta una circostanza sospetta è quella che possano essere inseriti valori più alti di quanto realmente sostenuto o costi in realtà non inerenti all’attività professionale o di impresa, e pertanto non deducibili”.
2) Acquisti, di ammontare sopra la norma, effettuati da consulenti che utilizzano un codice attività (il c.d. codice ATECO) residuale, ossia non fanno parte di professioni o attività d’impresa normalmente “riconosciuti o inquadrati” (ad esempio consulenti di impresa variamenti intesi, diversi da Commercialisti, Avvocati, Consulenti del lavoro, etc.). “La logica sottostante a questa idea, che potrebbe sembrare una stranezza, è quella di sospettare nuovamente la fittizietà di queste prestazioni di consulenza che potrebbero correre il rischio di essere “gonfiate”. Si spera che a riguardo l’Amministrazione finanziaria contestualizzi le singole realtà e soprattutto non pretenda formalizzazioni o contratti particolarmente articolati, dove nella prassi ci si affida ad accordi verbali”.
3) Anomalie rilevanti evidenziate dai nuovi ISA (la riedizione dei precedenti studi di settore) sulla cui affidabilità, soprattutto per questo primo anno di applicazione, “ci sono fortissimi dubbi”.
4) La presenza di bassa redditività (ossia utili percentualmente ridotti rispetto al totale dei compensi o ricavi) anche a fronte di ricavi (o compensi) costanti o in crescita nel tempo. “Anche in questo caso, ci si augura fortemente che l’Amministrazione finanziaria non si fermi al mero dato statistico, ma analizzi il caso concreto. Si potrebbe effettivamente avere una bassa redditività del singolo professionista o della singola società per i più svariati motivi: nuovi investimenti di rilevante ammontare, volontà di allargare la propria pazientela a discapito della redditività di breve periodo, operatività in zone con prezzi particolarmente contenuti, mancato controllo di gestione, volontà di ridurre il proprio operato a favore di collaboratori o dipendenti”.
Altro strumento da tenere in considerazione per i consulenti fiscali AIO è l’evasomentro, strumento che, ricordano, è ancora in “sperimentazione”. “Riguarda tutti (anche se ad oggi pare non i privati!) ed andrà ad utilizzare prioritariamente i dati a disposizione dell’Amministrazione finanziaria a livello centrale e farà riferimento principalmente ai conti bancari degli italiani. Il software incrocerà i dati contenuti nei conti correnti, quali i saldi e i movimenti in ingresso e in uscita, con quelli contenuti nella dichiarazione dei redditi e nelle varie dichiarazioni fiscali, ossia il reddito netto ma, anche il fatturato ed i costi complessivi”.
Alessandro ed Umberto Terzuolo ricordano come già da tempo i conti correnti vengono monitorati dal Fisco, “la differenza –dicono- risiede invece in un approccio automatizzato e che ha la finalità di evidenziare i contribuenti anomali per poi valutare se effettuare un controllo di merito o meno”.In sintesi, spiegano, se il reddito del contribuente non risulta in linea con alcune spese già conosciute dal Fisco e la differenza tra il totale delle entrate sul conto e il totale delle uscite non sono proporzionali, verrebbe segnalata un’anomalia”. Il consiglio degli esperti è quello di:
“Sarà poi importante capire quando questo scostamento diventerà rilevante rispetto al mix di: giacenza media sul conto corrente, flussi in entrata mensili, flussi in uscita mensili, saldo iniziale e saldo finale dei vari conti”.
Nuovo strumento in mano all’Amministrazione finanziaria quello delle segnalazioni automatiche da parte degli intermediari finanziari (banche incluse) delle movimentazioni mensili di contanti sui vari conti correnti.“Vengono infatti segnalati obbligatoriamente i prelievi o i versamenti di contanti superiori a € 10.000 mensili. Limiti che vengono conteggiati come somma di tutti i conti correnti intestati”.
Sul fronte dei prelievi di contanti il consiglio “è quello di limitarli il più possibile, se non per situazioni in cui la moneta elettronica non è accettata (circostanza che in teoria dovrebbe essere sempre più rara visto l’obbligo generalizzato di dotarsi di POS)”. Sul fronte dei versamenti, i dottori Terzuolo ricordano come nel settore odontoiatrico l’utilizzo del contante “è ancora molto comune da parte dei pazienti, pertanto non si dovrà temere di effettuare versamenti di contanti”.
“Ci si dovrà –consigliano- però ben preparare nel conservare una chiara giustificazione che abbini i versamenti di contanti con le fatture regolarmente emesse ai pazienti, facendo coincidere i versamenti in contanti con le fatture incassate. A tal fine può essere estremamente utile la contabilità ordinaria (che tiene in considerazione i movimenti bancari e della cassa). Infine i consulenti fiscali AIO ricordano come non sia stato variato (per ora!) il limite per le transazioni pagabili in contanti che rimane sempre quello di 3.000 euro per operazione.
“Ad ogni modo –concludono- con altissima probabilità, il Governo ad oggi in carica disincentiverà l’uso del denaro contante spingendo gli italiani all’uso di strumenti tracciati di pagamento.
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