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15 Ottobre 2019

Accertamento induttivo sul materiale monouso: così effettua i calcoli le Entrate

Una sentenza della Cassazione conferma la bontà dell’accertamento induttivo e “svela” come l’Amministrazione Finanziaria ipotizza il rapporto tra acquisti e pazienti visitati

Nor. Mac.

Dopo la sentenza (riportata da Odontoiatria33 ieri 14 ottobre 2019) in cui la Corte di Cassazione evidenziava la necessità da parte dell’Amministrazione Finanziaria di motivare le contestazioni avanzate attraverso l’accertamento induttivo basato sull’acquisto di materiali monouso, una nuova sentenza (23956/2019) “spiega e giustifica” il metodo utilizzato. 

La vicenda riguarda un odontoiatra che nel 2005, a seguito di una verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate tramite questionario, si è visto contestare il reddito dichiarato lordo di 13.173 euro (quindi 7.154 euro al netto delle deduzioni di imposta) come non congruo. 121.171 euro il reddito presunto dalle Entrate sulla base dell’accertamento induttivo effettuato attraverso i dati rilevati dal questionario. 

Secondo quanto riporta la sentenza, questo è il metodo utilizzato dall’Agenzia per rilevare il reddito presunto del contribuente:  

  • Si è tenuto conto “dei rilevanti” costi per quell'anno (53.250 euro), dell'acquisto di n. 3.000 bicchieri con fattura del 28 febbraio 2005 e dell'acquisto di n. 1000 aspirasaliva in data 30 aprile 2005. 
  • Venivano calcolati in 1.500 gli aspirasaliva utilizzati nel 2005, in quanto la fattura era del 30 aprile 2005, e quindi restavano otto mesi per l'utilizzo fino a dicembre, (quindi 125 aspirasaliva al mese (1000:8), moltiplicando poi 125 per 12 mesi ecco i 1.500 aspirasaliva).  
  • Al calcolo è stata poi applicata una riduzione del 25 % in quanto “per ogni prestazione erano necessarie più sedute, quindi si calcolavano 979 prestazioni, con sottrazione delle prestazioni già fatturate pari a 195”.  

Per le Entrate, sulla base di questo calcolo, “i compensi non dichiarati ammontavano a 106.900,00 euro”. I contribuente ricorreva contro la decisione alla Commissione Tributaria provinciale che accoglieva in parte l’appello proposto evidenziando la legittimità dell'accertamento effettuato ai sensi dell'art. 39 d.p.r. 600/1973, che però "di solito taluni interventi in odontoiatria non si risolvevano in una sola giornata, ma in più sedute", e che non era lecito presumere l'utilizzo "unitario di tale elemento" (aspirasaliva) a fronte di ogni prestazione, sicché le prestazioni non fatturate dovevano essere ridotte nella misura del 50%, con compensi non fatturati pari a 53.450 euro. Il contribuente proponeva quindi ricordo in Corte di Cassazione che rigettava le motivazioni proposte. 

Per la Suprema Corte, “ai fini della ricostruzione del reddito, l'Ufficio può procedere ad accertamento di tipo analitico-induttivo, ai sensi dell'art. 39 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, con la verifica del consumo dei guanti monouso utilizzati dal contribuente per la sua attività di odontoiatra, dal momento che esiste una correlazione tra il materiale di consumo utilizzato e gli interventi sui pazienti (Cass., 28 novembre 2018, n. 30782; Cass., 5 giugno 2008, n. 14879)”. 

“Il consumo unitario di prodotti monouso oppure il numero di essi –continua la sentenza-  rappresenta un fatto noto capace, anche di per sé solo, di lasciare ragionevolmente presumere, quindi del tutto legittimamente (senza che intervenga la mediazione di alcuna presunzione di secondo grado o di terzo grado, come lamentato dal ricorrente) il numero delle prestazioni effettivamente eseguite dal professionista, così da ricostruirne i ricavi in sede di accertamento analitico- induttivo di tali poste.

Peraltro, è legittimo il recupero a tassazione di ricavi, a carico di un dentista, ricostruiti induttivamente, ove la cessione o l'impiego in prestazioni d'opera di beni possa desumersi dalla esistenza di documentazione di acquisto”.   



 
 

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