E’ la clinica odontoiatrica a guidare l’evoluzione del materiale o viceversa. Il quesito se lo pone il prof. Lorenzo Breschi nell’ultimo editoriale su Dental Cadmos
“E’ la clinica a guidare lo sviluppo della zirconia o è la zirconia stessa che sta cambiando il modo di fare odontoiatria?”. A porre la domanda è il prof. Lorenzo Breschi (nella foto), direttore scientifico di Dental Cadmos nell’editoriale pubblicato sul numero di giugno. Un editoriale che diventa una riflessione sull’evoluzione di uno dei materiali più rilevanti degli ultimi anni in odontoiatria.
Per lungo tempo, ricorda il prof. Breschi, la zirconia ha incarnato ciò che l’odontoiatria ricercava: “resistente, affidabile, compatibile con i flussi digitali e capace di superare molte delle limitazioni meccaniche delle ceramiche tradizionali”. Una promessa, sottolinea, che nel tempo si è progressivamente trasformata in realtà clinica consolidata, accompagnando la crescita dei protocolli digitali e delle tecniche minimamente invasive.
Nel suo editoriale, Breschi ripercorre le tappe principali di questa trasformazione, sottolineando come si sia passati “dalle prime strutture opache destinate esclusivamente ai settori posteriori” a zirconie “monolitiche sempre più traslucenti, multilayer e orientate all’estetica”. Un’evoluzione che per il prof. Breschi non è solo legata alle caratteristiche chimiche e fisiche del materiale ma“profondamente culturale”.
“La zirconia è uscita dal laboratorio ed è entrata nel linguaggio quotidiano del clinico, diventando spesso sinonimo di soluzione ‘definitiva’ ”, scrive Breschi.
Un “successo” comprensibile e capillare che trova spiegazione nella capacità del materiale di rispondere a esigenze sempre più pressanti della pratica clinica contemporanea. In un contesto in cui l’odontoiatria è “sempre più orientata a protocolli rapidi, digitali e minimamente invasivi”, la zirconia ha rappresentato “ ha offerto qualcosa che mancava: la possibilità di combinare resistenza meccanica, integrazione CAD/CAM ed estetica in un unico materiale”. Breschi evidenzia come “l’evoluzione dei protocolli adesivi, e in particolare l’introduzione di sabbiatura e primer contenenti 10-MDP, abbia ampliato le sue indicazioni cliniche”, fino a rendere possibili “approcci restaurativi adesivi impensabili fino a pochi anni fa”.
Accanto a questi indubbi punti di forza, l’editoriale non rinuncia però a porre l’attenzione sulle criticità e sulle questioni ancora aperte. “Ogni evoluzione porta inevitabilmente con sé nuove riflessioni”, osserva Breschi, sottolineando come l’incremento della traslucenza, pur migliorando l’estetica, avvenga “spesso a discapito delle proprietà meccaniche”. Un equilibrio delicato, che impone una valutazione attenta nella scelta dei materiali.
Non meno rilevante è un altro aspetto, critico, evidenziato nell’editoriale: “l’entusiasmo verso le potenzialità del materiale ha talvolta portato a estendere le indicazioni cliniche più rapidamente rispetto alla disponibilità di evidenze scientifiche a lungo termine”. Un passaggio che richiama alla necessità di mantenere un approccio critico e fondato sui dati, evitando derive legate all’eccessiva fiducia nella versatilità del materiale. Non a caso, Breschi osserva come la zirconia sia diventata “talmente versatile da rischiare, in alcuni casi, di essere percepita come universalmente applicabile”.
Per il prof. Breschi anche il futuro sembra muoversi in questa direzione, dove le nuove tecnologie potrebbero ridefinire ulteriormente scenari e relazioni professionali. In particolare, “le prospettive legate alla stampa 3D della zirconia potrebbero modificare ulteriormente il rapporto tra clinico, laboratorio e materiale stesso”, aprendo a trasformazioni ancora difficili da prevedere.
Il punto di arrivo della riflessione non è una risposta definitiva all’interrogativo iniziale, quanto piuttosto un invito a considerare l’evoluzione della zirconia come specchio dell’evoluzione dell’odontoiatria. “La zirconia non è il materiale perfetto, e non possiamo sapere se lo diventerà mai”, scrive Breschi. “La sua evoluzione riflette quella dell’odontoiatria contemporanea, sospesa tra ricerca di performance, semplificazione dei workflow ed esigenza di mantenere un approccio critico, biologico e fondato sulle evidenze”.
A questo link l’editoriale del prof. Breschi dal titolo: La nuova identità della zirconia
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