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23 Marzo 2026

Il digitale come nuovo ecosistema dell’odontoiatria

Nel suo editoriale su Dental Cadmos il prof. Breschi sottolinea come l’odontoiatria digitale non sarà più associata (solo) alla protesica ma i maggiori vantaggi li esprimerà nella diagnostica


Breschi

Tornando dal Midwinter Meeting di Chcago e dall’American Academy of Restorative Dentistry, si ha la consapevolezza che l’odontoiatria sta vivendo una trasformazione strutturale e il digitale ne rappresenta il fulcro. A dirlo chiaramente è il prof. Lorenzo Breschi che nel suo editoriale pubblicato sul numero di marzo di Dental Cadmos sottolinea come il digitale non sia più un semplice supporto tecnologico, ma un vero e proprio ecosistema clinico che sta ridefinendo il modo di diagnosticare, pianificare e mantenere la salute orale nel tempo.

Per anni, scrive, l’odontoiatria digitale è stata associata soprattutto ai flussi di produzione protesica e alle tecnologie CAD-CAM. Oggi, invece, questa visione appare superata. Le nuove tendenze emerse dai congressi americani indicano una disciplina in cui il digitale è diventato un ambiente di lavoro completo, capace di integrare ogni fase del processo di cura e di fornire al clinico una quantità e una qualità di informazioni senza precedenti.

Il cambiamento più evidente riguarda l’area diagnostica. L’integrazione tra imaging tridimensionale, scansioni intraorali, fotografia digitale e software dedicati consente di acquisire e correlare un volume crescente di dati clinici. Questa ricchezza informativa permette di costruire modelli virtuali del paziente sempre più accurati, migliorando la capacità dei professionisti di comprendere in profondità le situazioni cliniche e di individuare con maggiore precisione le necessità terapeutiche. La diagnosi non è più soltanto un atto di osservazione, ma un processo avanzato basato sull’analisi dei dati.

Queste informazioni si riflettono direttamente sulla fase di pianificazione del trattamento. I software di progettazione consentono al clinico di simulare scenari terapeutici, valutare in anticipo le implicazioni biomeccaniche ed estetiche delle diverse scelte e migliorare la comunicazione sia all’interno del team odontoiatrico sia con il paziente. Il digitale, in questo senso, diventa un alleato strategico nella condivisione delle decisioni, rendendo più trasparente e comprensibile l’intero percorso terapeutico.

Un altro ambito che sta vivendo una forte evoluzione è quello del mantenimento nel tempo. L’archiviazione digitale delle scansioni e dei dati clinici permette confronti longitudinali sempre più accurati, offrendo al professionista la possibilità di monitorare nel tempo le strutture dentali ed i tessuti peri-implantari. La cura non si limita più alla singola prestazione, rileva il prof. Breschi, ma si estende a un controllo continuo, supportato da dati oggettivi che migliorano la prevenzione e la gestione delle eventuali criticità.

Secondo il prof. Breschi, il digitale non sostituisce il clinico, né ne riduce il ruolo, al contrario, ne amplia la capacità decisionale e rende più raffinato il processo diagnostico e terapeutico. 

La vera sfida per la professione, tuttavia, non sarà semplicemente adottare le nuove tecnologie, ma imparare a governare i nuovi flussi di lavoro che esse rendono possibili. Si tratta di un cambiamento culturale prima ancora che tecnico, che richiede aggiornamento, consapevolezza e una nuova organizzazione dell’attività clinica.Il digitale, conclude Breschi, non rappresenta più un’opzione o un settore specialistico, ma un nuovo ecosistema operativo destinato a ridefinire in profondità l’odontoiatria dei prossimi anni. 

A questo link potete leggere l’editoriale sul numero di Dental Cadmos.


 
 

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