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08 Maggio 2026

L'odontoiatria mantiene pienamente la propria identità medica?

E’ il quesito che si pone il prof. Breschi nell’utimo editoriale su Dental Cadmos in cui sostiene che serve, per la professione, un equilibrio tra competenza clinica e comunicazione mantenendo integra la natura medica


Breschi

L’odontoiatria contemporanea è chiamata a interrogarsi sulla propria identità più profonda: mantenere la natura medica in un contesto sempre più esposto e comunicativo. È questo il nucleo dell’editoriale del direttore scientifico di Dental Cadmos professor Lorenzo Breschi (nella foto) che ruota attorno a un quesito tanto diretto quanto cruciale: “l’odontoiatria mantiene pienamente la propria identità medica?” Per il prof. Breschi la risposta è positiva ma non automatica.

“Per il professionista che opera secondo criteri di responsabilità e rigore scientifico, la risposta è affermativa”, scrive Breschi, sottolineando però che oggi questa identità richiede “di essere consapevolmente preservata”. Una sorta di equilibrio che allo stesso tempo deve essere preservato ma anche costruito nel tempo.

Il punto di frizione nasce dalla trasformazione del contesto.

Se, ragiona Breschi, tradizionalmente la disciplina si sviluppava in una dimensione fondata su diagnosi e tempo clinico, oggi si confronta con una crescente visibilità. “La disciplina ha acquisito una crescente visibilità, affiancando alla funzione terapeutica una dimensione comunicativa sempre più rilevante”, osserva Breschi. Una trasformazione che se da un lato apre nuove opportunità, dall’altro introduce elementi di rischio.

Tra questi, la semplificazione del processo clinico.

Nei canali social, infatti, si diffonde spesso una rappresentazione centrata sull’immediatezza e sul risultato estetico, che può oscurare la complessità della medicina. Per il prof. Breschi, il rischio è “la possibile riduzione dell’atto clinico a contenuto espositivo e del professionista a figura orientata alla visibilità”.

Un passaggio che, se non governato, può attenuare ciò che definisce la natura medica della professione: diagnosi, valutazione, centralità del paziente, etica.

Il prof. Breschi non mette in discussione la comunicazione, che viene riconosciuta come una risorsa a condizione che sia utilizzata in modo coerente con i principi della disciplina. I mezzi digitali, scrive, rappresentano “un’opportunità per l’educazione e la divulgazione” ma, sostiene, richiedono un uso responsabile, capace di evitare scorciatoie e semplificazioni.

La riflessione si chiude con una prospettiva: il futuro dell’odontoiatria dipenderà dalla capacità di mantenere un equilibrio tra competenza clinica e dimensione comunicativa. Perché, scrive il prof. Breschi, “la differenza non risiede negli strumenti, ma nell’uso consapevole che se ne fa”.

A questo link, l’editoriale del prof. Lorenzo Breschi su Dental Cadmos.


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