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21 Maggio 2014

Nessuna crisi per i trattamenti estetici. Crescono le richieste di filler per ritocchi al volto


Anche l'odontoiatra da qualche tempo ha cominciato ad utilizzare trattamenti estetici sul terzo inferiore del volto, in particolare filler, per completare la riabilitazione odontoiatrica. Un settore quello degli interventi estetici non chirurgici che non sembra conoscere crisi, almeno stando ai dati forniti dall'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica che ha condotto un'indagine sui chirurghi plastici italiani dalla quale emerge che sarebbero oltre 700 mila gli interventi di medicina estetica praticati nel 2013.

"L'indagine condotta tra i chirurghi plastici italiani è un indicatore importante per capire l'andamento del settore nel nostro Paese ", afferma Mario Pelle Ceravolo, presidente di Aicpe. "Medicina e chirurgia estetica continuano ad avere, in Italia come nel resto del mondo, una forte attrattiva: la crisi si è fatta sentire, ma non in modo così accentuato come si sarebbe potuto immaginare. Lo testimonia l'interesse costante verso il settore e il continuo afflusso di nuovi pazienti, che nel 2013 sono stati 112.500 per la chirurgia plastica e 126.000 per la medicina estetica".

Piuttosto che rinunciare alla cura del proprio aspetto, rilevano dall'Aicpe, molti si orientano verso trattamenti mini-invasivi e questo può spiegare, almeno in parte, la continua crescita della medicina estetica.

Per quanto riguarda la medicina estetica e più in particolare gli interventi che vengono fatti anche negli studi odontoiatrici i dati dell'Aicpe indicano quelle effettuati con acido ialuronico (289.607 trattamenti, + 14.5% rispetto al 2012), seguito da tossina botulinica di tipo A (223.500 trattamenti, +10.4%) e l'idrossiapatite di calcio (filler di lunga durata) i cui numeri sono triplicati e raggiungono oggi 45.000 procedure (+72.8%).

La fascia d'età più rappresentata tra i pazienti è quella dai 35 ai 50 anni, per quanto concerne le regioni
italiane dove esercitano i chirurghi, trionfano Lombardia (20,57%), Lazio (20,31%) ed Emilia Romagna (12.50%).

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