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07 Febbraio 2011

Le problematiche per il datore di lavoro

di Norberto maccagno


A oggi l’unico mansionario che definisce la figura professionale dell’Aso è quello del 2001, contenuto nel protocollo d’intesa depositato al ministero del Lavoro, siglato tra Andi e le organizzazioni sindacali inserite nel contratto di lavoro di Confprofessioni. Attraverso questo documento è stata istituzionalizzata la figura dell’assistente, legittimandone la presenza nello studio odontoiatrico. Alberto Codazzi, sottosegretario nazionale Andi, da tempo si occupa di Aso, organizzando nella sua sezione, quella di Como, insieme a Paride Zappavigna e a Giovanni Miticocchio, uno degli storici corsi per assistenti.

Dott. Codazzi, come vedono gli odontoiatri l’istituzione della figura professionale dell’assistente alla poltrona?
Il problema oggi non mi sembra che si ponga sulla necessità di istituire la figura professionale dell’Aso, cosa sulla quale possiamo anche essere d’accordo, ma della sua formazione. L’intenzione del Ministero sembra puntare a uniformare la formazione sul territorio nazionale, fornendo linee di indirizzo alle regioni uniche. Siamo favorevoli a questa impostazione, fermo restando però alcuni principi che riteniamo indispensabili.
Quali?
Innanzitutto il mantenimento dell’attuale mansionario, la salvaguardia della situazione lavorativa esistente e la possibilità di mantenere l’apprendistato. Nel caso dell’istituzione di un percorso formativo specifico, noi chiediamo che le assistenti che già operano nei nostri studi siano automaticamente equiparate alle future Aso.
Questo anche per un motivo pratico: oggi sono circa 80mila le assistenti impiegate negli studi dentistici. Non è pensabile dover chiudere gli studi perché le nostre assistenti, seguendo per esempio il modello formativo lombardo, devono frequentare corsi annuali di 1000 ore suddivisi in 500 ore di teoria, 100 ore di esercitazione pratica e 400 ore di stage. La gran parte delle assistenti lavorano da decenni negli studi, difficile pensare che non abbiano ottenuto una preparazione adeguata.
Altro punto determinante, prendendo sempre come elemento di paragone il modello lombardo, attualmente applicabile solo alle Aso che lavorano nelle strutture accreditate con la regione, è che l’accesso ai corsi per le nuove Aso sia legato al conseguimento di un diploma di scuola dell’obbligo e non di uno di scuola superiore. Poi la figura dell’assistente dovrà rimanere, per quanto riguarda il contratto di lavoro, nell’ambito di quello di Confprofessioni nella specifica area professionale medico sanitaria e odontoiatrica. Infine chiediamo che i corsi accreditati a livello regionale possano essere organizzati anche dalle associazioni di categoria.
Come sono strutturati questi corsi?
Parlando di quello di Como, che è simile ad altri organizzati sul territorio, si sviluppa su più livelli, per le assistenti alle prime armi e per quelle già con esperienza.
Le materie afferiscono a cinque aree: relazionale, tecnico-professionale, scientifica, socio-psicologica, legislativa.
Per esempio, il corso biennale di apprendista prevede 48 ore di formazione trasversale per ogni anno di apprendistato e nella parte tecnico-professionalizzante e 72 ore di pratica presso uno studio odontoiatrico.
Al termine dei due anni di corso le allieve devono superare un esame per ottenere l’attestato. Quelle in attesa di lavoro vengono poi iscritte in un elenco a disposizione degli studi odontoiatrici che cercano collaboratrici. Siamo contenti di costatare come quasi tutte trovino un impiego in tempi ragionevoli.

GdO 2011;2

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