Da più parti mi è stato chiesto il pensiero in merito alle attuali vicende relative all’ENPAM. Ho preferito attendere di partecipare alla riunione convocata lo scorso venerdì mattina nella sede del nostro Ente previdenziale con la partecipazione di tutti i rappresentanti dei sindacati medici ed odontoiatrici per meglio comprendere alcune posizioni e tematiche in essere.
In primo luogo deve essere chiaro che il principale interesse dell’Associazione è la difesa del patrimonio che ognuno di noi ha versato in ENPAM, non si può scherzare quando in ballo ci sono i nostri soldi e il nostro futuro.
Non possiamo quindi prestarci a fare cassa di risonanza a comunicati o prese di posizione infondate che gettano in cattiva luce il nostro Ente previdenziale e favoriscono il gioco di chi ha mire e disegni politici che poi accennerò.
Questo non vuol però dire che non sia necessaria la massima trasparenza e che debbano essere chiariti le eventuali responsabilità e tutti gli episodi poco trasparenti accaduti in passato ed elencati in un esposto presentato anche alla magistratura (investimenti in prodotti a rischio, conflitti di interesse di chi proponeva tali investimenti, commissioni eccessive versate per l’acquisto di taluni strumenti finanziari,…): su questo aspetto ANDI sarà inflessibile e la stessa ENPAM ha nominato un comitato di verifica al quale partecipa un Magistrato della Corte dei Conti.
Detto ciò analizziamo in modo un poco più approfondito quanto sta avvenendo:
? i rendimenti degli investimenti fatti da ENPAM ed i bilanci complessivi degli ultimi anni approvati quasi sempre all’unanimità dai Presidenti di Ordine (attualmente i decisori e coloro che nominano il Consiglio di Amministrazione di ENPAM), sono oggettivamente positivi e migliori di quanto prodotto da tante altre Casse: questo fatto ci deve certamente confortare;
? una legge dello stato (la Finanziaria 2007) ed i successivi decreti ministeriali attuativi impongono a tutte le Casse pensionistiche di portare entro il 31.12.2012 l’equilibrio attuariale (cioè il periodo in cui si garantisce nel futuro il pagamento delle pensioni) dagli attuali quindici anni a trenta anni: il principio è di per sé corretto vista la prospettiva economica del Paese e la necessità di distribuire su più generazioni il carico pensionistico. I dirigenti ENPAM venerdì hanno dichiarato che ciò comporterà notevoli sacrifici per gli Iscritti, a meno di avere più tempo disponibile per rivedere la riforma. E’ la prima volta che sento questa affermazione e il fatto mi preoccupa perché allora si sarebbero dovuti ascoltare coloro che da tempo sostenevano la necessità di provvedere in tal senso;
? l’immenso patrimonio ENPAM (i nostri soldi versati e investiti e gli immobili posseduti) e quello di tutte le Casse privatizzate fa molta gola alle casse statali e alla politica in un momento dove la ricerca di denaro per trovare l’equilibrio del bilancio statale è spasmodica ed anche solo poter indirizzare le scelte di investimento può ingenerare ritorni di potere determinanti (non per niente si pensa di istituire un controllo da parte della COVIP anche su questo aspetto ora lasciato alla libertà degli Enti). C’è quindi in atto una forte azione politica per “mettere le mani” sulle Casse privatizzate.
Quali allora le risposte da dare: ho provveduto a convocare un Consiglio Nazionale ANDI per sabato 16 luglio p.v., in quella circostanza analizzeremo ed approfondiremo tutta la tematica previdenziale.
Nel mio intervento in ENPAM venerdì scorso ho anticipato alcune proposte: non dobbiamo restare (medici ed odontoiatri) isolati nella difesa del nostro Ente, l’attacco politico è generale e vanno quindi coinvolte nella difesa tutte le altre Casse previdenziali e tutti i professionisti italiani, sono necessarie proposte eque e sostenibili per la riforma dei regolamenti per i calcoli pensionistici (su questo aspetto un apposito gruppo di lavoro ANDI ha già elaborato le proposte associative), bisogna pensare a rivedere la governance di ENPAM, superando almeno in parte la sola “mediazione ordinistica”, affidando anche agli altri soggetti attori della professione come i sindacati e ANDI in particolare un ruolo adeguato nelle definizione e attuazione delle scelte, per ridare interesse diretto alla gestione da parte chi versa i propri denari e vuole quindi tutelarli e garantirseli per il futuro.
Il Presidente Nazionale Andi
Gianfranco Prada
Fonte: comunicato stampa Andi
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