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07 Novembre 2019

Detrazione spese sanitarie degli studi privati solo se con POS

Per Iandolo (CAO) è una norma che penalizza i cittadini e discrimina richiando di falsare la corretta concorrenza tra pubblico e privato


La norma presente in Finanziaria che consentirebbe, dal 2020, la detraibilità al 19% delle spese mediche ed odontoiatriche solo se pagate con strumenti tracciabili mentre si potrebbe pagare in contati e detrarre quelle rese da strutture pubbliche ed accreditate non piace neppure alla CAO nazionale che introdurrebbe “una discriminazione tra pubblico e privato sulla detraibilità delle spese sanitarie, a svantaggio dei professionisti sanitari del privato puro”.

A dirlo è il presidente CAO Raffele Iandolo (nella foto) interpellato da Doctor33.  “Inoltre –continua- si mettono a disagio pazienti che fin qui non hanno ritenuto di scegliere uno strumento elettronico di pagamento. Non è impedendo la detrazione di pagamenti fatti in chiaro e con mezzi "usuali", tuttora molto utilizzati specie nei paesi piccoli, che si invoglia, ad esempio, i soggetti più anziani a chiedere la ricevuta fiscale al professionista. Al contrario, si rischia di incoraggiare pagamenti in "nero" o persino di scoraggiare l'effettuazione della prestazione sanitaria: la protesi l'anziano che non sa come pagarla non la fa più, vi rinuncia”. 

Per il presidente CAO, “il medico o dentista libero professionista oggi è già estremamente accessibile”. “Nel suo studio di norma tiene il lettore bancomat Pos per il pagamento delle prestazioni, e adempie alle richieste dello Stato di trasparenza trasmettendo gli incassi in tempo reale al sistema Tessera Sanitaria con i dati da utilizzare per le detrazioni sui modelli 730 dei pazienti, mentre le sue spese sono testimoniate dalle fatture elettroniche dei fornitori. Quindi non abbiamo il problema di un sanitario che spinge verso l'uso del contante - sintetizza il Presidente CAO nazionale - ma al contrario abbiamo ancora anziani che continuano a pagare in contanti e non sono abituati a strumenti elettronici”. 

Ma per Iandolo, poi, non è neppure un problema anagrafico in quanto “anche qualche ‘giovane’ potrebbe legittimamente preferire di pagare in contanti anziché versare le commissioni alle banche sui pagamenti elettronici come ‘conditio sine qua non’ per ottenere la detrazione del 19%”.  

Presidente CAO che pone a Doctor33 una ulteriore questione: “la nuova normativa in Finanziaria rischia di falsare la corretta concorrenza tra pubblico e privato”.

“Gli italiani -continua- dovrebbero essere tutti uguali di fronte alla legge e di fronte al Fisco. Qui invece si introducono una modalità più ampia per ottenere la detrazione per il paziente che si rivolga a sanitari e strutture del Servizio sanitario o convenzionati con esso, e una modalità più restrittiva per chi si rivolga ai privati puri. Per ripristinare pari condizioni tra gli erogatori, occorrerebbe che tutti passassero al pagamento elettronico: ma non so fino a che punto sia consentito costringere i cittadini a determinate forme di pagamento per farli accedere alla detrazione delle spese sanitarie. Di certo, non mi risulta che una simile discriminazione sia presente in altri paesi europei”. 

Sul tema era intervenuta nei giorni scorsi anche ANDI chiedendo alle Commissioni parlamentari che stanno discutendo il provvedimento, di rivedere la norma contenuta nella legge di Bilancio in discussione in Parlamento.

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