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19 Gennaio 2026

La tassa sulle bevande zuccherate fa bene ai denti ed ai conti pubblici: ma non in Italia

Una ricerca misura gli effetti reali della tassa sulle bevande zuccherate in Inghilterra: meno carie, meno ricoveri e più risorse pubbliche

Norberto Maccagno

Coca Cola dente

Applicata in alcuni Paesi europei e non solo, la Sugar Tax in Italia era stata introdotta nel 2020 dal secondo governo Conte nella legge di Bilancio, ma non è mai entrata in vigore.
Dal 2020 ad oggi sono stati nove i rinvii consecutivi, l’ultimo nell’ottobre scorso quando il Governo Meloni posticipò l’entrata in vigore al 1 gennaio 2027. Continui rinvii dovuti a pressioni delle case produttrici ed alla paura che, poi, i produttori spalmando il costo della tassa sui consumatori, aumentando il prezzo di vendita del prodotto.Quando entrerà in vigore i produttori di soft drink, come Coca Cola, energy drink, succhi ed altre bevande edulcorate, dovranno versare una tassa sulla quantità di queste bevande messe in commercio proporzionale alla percettuale di zucchero presente. 

Una ricerca pubblicata sul Journal of Dentistry ha analizzato l’impatto della Soft Drinks Industry Levy (SDIL), la tassa sulle bevande zuccherate introdotta nel Regno Unito nel 2018, evidenziando una riduzione significativa dei trattamenti odontoiatrici pediatrici e dei ricoveri ospedalieri dovuti alla carie, con un risparmio complessivo per il sistema sanitario nazionale superiore ai 200 milioni di sterline. 

Lo studio, firmato da Candy Salomon‑Ibarra, Vincenzo Toffolutti, Jing Wu ed Eduardo Bernabé della Queen Mary University of London e intitolato “The distributional impact of the UK Soft Drinks Industry Levy on dental care costs: An extended cost-effectiveness analysis”, si fonda su dati reali raccolti su un arco temporale di quasi sette anni, dal momento dell’entrata in vigore della tassa a dicembre 2024. Gli autori sottolineano che “l’attività odontoiatrica e le ospedalizzazioni per carie nei bambini sono diminuite in modo significativo dopo l’implementazione della SDIL”. 

Come è stato condotto lo studio

Per misurare gli effetti della tassa, i ricercatori hanno utilizzato un’Extended Cost‑Effectiveness Analysis (ECEA), esaminando l’attività dentistica e i ricoveri ospedalieri di bambini e adolescenti fino a 17 anni. Sono stati utilizzati modelli di interrupted time series, una metodologia considerata tra le più solide per valutare l’impatto delle politiche di salute pubblica, e i dati sono stati ottenuti dalle statistiche odontoiatriche dell’NHS e dagli Hospital Episode Statistics. L’analisi ha considerato sia le cure primarie sia quelle ospedaliere e ha suddiviso i risultati per quintili di deprivazione socioeconomica. Gli autori spiegano che l’obiettivo era valutare “i benefici sanitari ed economici e la loro distribuzione tra i diversi gruppi socioeconomici”, sottolineando il valore dell'uso di dati reali per comprendere le dinamiche sanitarie e sociali generate dal provvedimento. 

Il risparmio in termini di cure e ricoveri

Le conclusioni mostrano un effetto netto e misurabile. Dal 2018 sono stati evitati circa 3,48 milioni di cure odontoiatriche e oltre 53.000 ricoveri ospedalieri per estrazioni dentarie dovute alla carie. La riduzione dell’attività clinica si traduce in un risparmio complessivo per l’NHS di 201,36 milioni di sterline tra cure primarie e secondarie. Parallelamente, la SDIL ha generato circa 2,1 miliardi di sterline di entrate fiscali dal momento della sua introduzione. Gli autori indicano questi risultati come “coerenti con l’impatto atteso di una riduzione complessiva della carie infantile e con i benefici legati alla riformulazione dei prodotti da parte dell’industria”.

L’impatto sulle disuguaglianze sociali

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’impatto sui diversi gruppi socioeconomici. La riduzione dei ricoveri ospedalieri è risultata particolarmente marcata nelle due fasce più svantaggiate della popolazione, tradizionalmente le più colpite dalla carie. Al tempo stesso, i quintili socioeconomicamente meno deprivati hanno beneficiato maggiormente della diminuzione complessiva dei trattamenti odontoiatrici. In molte aree svantaggiate, pur diminuendo l'attività ospedaliera, si è osservato un aumento dei trattamenti in cure primarie, segno che i casi vengono oggi intercettati prima e gestiti con procedure meno invasive. Secondo gli autori, “il provvedimento ha contribuito a spostare il peso della malattia verso forme meno gravi, riducendo le disuguaglianze socioeconomiche nella carie infantile”. 

Perché la tassa funziona

Il meccanismo della SDIL è basato su uno schema a scaglioni che tassa maggiormente le bevande con un contenuto di zuccheri superiore a determinate soglie. Questo modello è stato progettato per incentivare l’industria a riformulare i prodotti, piuttosto che scoraggiare direttamente il consumo tramite l’aumento dei prezzi. Tale strategia si è dimostrata efficace: negli anni successivi all’introduzione della tassa, numerosi produttori hanno ridotto il contenuto zuccherino delle loro bevande per evitare le fasce più onerose del prelievo. Il risultato è una diminuzione dell’esposizione allo zucchero a livello di popolazione senza un impatto economico significativo sui consumatori. “La SDIL –sottolineano i ricercatori- ha raggiunto con successo l’obiettivo di stimolare la riformulazione dei prodotti e ridurre l’assunzione di zuccheri nella popolazione”. 

Una tassa che produce benefici sanitari ed economici

Lo studio offre una valutazione solida e dettagliata dell’impatto della SDIL, dimostrando che la tassa sulle bevande zuccherate è una politica di salute pubblica efficace, capace di ridurre la carie infantile, alleggerire il carico sui servizi sanitari, generare risparmi economici e contribuire alla riduzione delle disuguaglianze sociali. 

Gli autori ribadiscono che “i risultati mostrano chiaramente i benefici sanitari ed economici ottenuti” e invitano a proseguire nel monitoraggio del provvedimento, anche alla luce delle recenti estensioni del prelievo a nuove categorie di prodotti e degli adeguamenti annuali indicizzati all’inflazione.

Il quadro che emerge è quello di uno strumento di politica sanitaria capace di produrre effetti concreti, misurabili e distribuiti in modo equo nella popolazione infantile inglese.


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