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17 Luglio 2020

Catena e dentista condannati per aver “danneggiato” paziente

I 25 impianti inseriti, molti poi persi, hanno creato problemi clinici e disagi fisici e psicologici. Gozzi (CAO Modena), valuteremo eventuali responsabilità deontologiche 


Non si conoscono i nomi ma solo i fatti che non depongono a favore di una “cooperativa affiliata ad una Catena” -stando a quanto raccontato da La Gazzetta di Modena- ed un dentista condannanti nei giorni scorsi a risarcire una paziente alla quale erano stati inseriti 25 impianti.Stando alla ricostruzione fatta dal quotidiano modenese, la paziente si era rivolta al Centro odontoiatrico per “sistemare la bocca” ed il medico le ha proposto una riabilitazione imlantologica nelle arcate inferiori e superiori, togliendo gli elementi naturali residui.  

In totale vengono inseriti 12 impianti superiormente e 13 inferiormente: 15.000 euro più 6.600 euro di consulenze esterne di altri dentisti il costo totale speso dalla paziente. Ma qualcosa non deve essere andato a buon fine visto che, apprendiamo dal quotidiano, il lavoro è stato rivisto e rifatto ben 4 volte (confermato dallo stesso dentista). La paziente al termine degli interventi ha accusato perimplantite, infiammazioni del tessuto osseo che hanno portato alla “caduta degli impianti”. Paziente che, oltre ai disagi clinici e fisici, è anche caduta in depressione per le ripercussioni che la vicenda ha avuto anche sulla sua vita sociale e familiare. 

Al termine del procedimento giudiziario, il Giudice ha quantificato in quasi 38mila euro il risarcimento che dentista e cooperativa dovranno pagare alla paziente, più le spese legali. Non sono invece state accolte le richieste del marito (che aveva richiesto 30 mila euro come parte lesa) e neppure quantificato un danno per il disagio psichico, giudicato temporaneo.

 Nonostante il perito di parte della paziente abbia certificato che quando la paziente si presento nello studio della Catena la situazione orale era molto compromessa, la vicenda riaccende il dibattito sul presunto overtreatment che queste strutture farebbero per privilegiare interventi di implantogia rispetto alla salvaguardia dell’elemento naturale. 

Proprio per verificare le società di capitale proprietarie degli studi odontoiatrici nel modenese, prima del lockdown, la CAO di Modena in collaborazione con ANDI Modena ha incrociato i dati in suo possesso con gli estratti della Camera di Commercio ed ha fatto un’azione di controllo.Da queste analisi la CAO di Modena ha segnalato all’AUSL le anomalie emerse, che in alcuni casi hanno portato ad una verifica da parte delle Istituzioni preposte al controllo.  

Della sentenza ne siamo venuti a conoscenza dalla stampa”, dice al telefono dd Odontoiatria33 il presidente CAO Modena Roberto Gozzi. “Certamente, appena ci verrà inviata la documentazione, verificheremo per valutare la posizione degli odontoiatri che hanno trattato la paziente e del direttore sanitario”. 

Sul tema della tutela dei pazienti, il presidente CAO Modena ci racconta delle iniziative informative attivate rivolte ai cittadini. “Con Federconsumatori ed ANDI Emilia Romagna abbiamo lo scorso anno creato un decalogo con i consigli per i pazienti che si rivolgono alle strutture odontoiatriche”.

Ai cittadini che spesso chiamano l’Ordine per meglio capire consigliamo, soprattutto per gli interventi più complessi, di sentire più professionisti, di diffidare di chi propone prezzi troppo bassi o tempi troppo rapidi, di non sottoscrivere finanziamenti senza avere prima garanzie e soprattutto di chiedere chi sarà il professionista che lo seguirà e prendere informazioni su di esso e nel caso di dubbi rivolgersi all’Ordine”. 

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